Il vertice

Trump apre a Xi: «Taiwan non dichiari  l’indipendenza»  

Prove di disgelo tra Usa e Cina A Pechino (forse) arriva Putin 

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Washington. Donald Trump, in volo sull’Air Force One di ritorno dalla missione a Pechino, ha lanciato un messaggio di apertura a Xi Jinping sul dossier più delicato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina: Taiwan. In un’intervista a Fox News, il presidente americano ha ribadito che l’isola «non deve cercare l’indipendenza», aggiungendo di non voler arrivare a uno scenario di guerra in cui gli Usa dovrebbero intervenire a migliaia di chilometri di distanza.

Trump ha spiegato di voler «far calmare» le tensioni tra le due superpotenze e ha affermato che, se la situazione restasse invariata, «alla Cina andrebbe bene». Il presidente non ha però chiarito la posizione della Casa Bianca sul pacchetto da 14 miliardi di dollari di forniture militari a Taipei già approvato dal Congresso, alimentando preoccupazioni bipartisan a Washington su un possibile cambio di rotta della politica americana verso l’isola.

Le parole di Trump sono arrivate mentre Pechino annunciava di aver accettato il suo invito per un incontro ufficiale previsto il 24 settembre a Washington, segnando un ulteriore passo nel dialogo diretto tra le due capitali.

Ambiguità strategica

Nel racconto del presidente, durante i colloqui con Xi, la questione Taiwan sarebbe stata centrale. Il leader cinese avrebbe chiesto a Trump se, in caso di conflitto, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente a difesa dell’isola. La risposta: «Non lo dirò. Solo una persona conosce la risposta: io». Una formula che, secondo l’interpretazione politica emersa a Washington, rafforza una linea di ambiguità strategica resa però più personale e imprevedibile rispetto alla tradizione diplomatica americana.

Al Congresso cresce intanto l’attenzione sulle mosse della Casa Bianca. Il timore, soprattutto tra i democratici ma non solo, è che Trump voglia imprimere una svolta alla storica politica statunitense di sostegno a Taiwan, mantenuta per decenni come elemento di deterrenza nei confronti di Pechino. Xi Jinping considera l’isola la principale linea rossa nei rapporti con Washington. Per Pechino, il rischio nello Stretto non dipende solo dalle autorità di Taipei, guidate dal presidente William Lai, ma soprattutto dalla possibilità di un intervento militare statunitense.

L’ombra della Russia

Sullo sfondo c’è il rafforzamento del ruolo di Pechino, che secondo indiscrezioni si prepara anche a ospitare il presidente russo Vladimir Putin il 20 maggio. Un possibile incontro che rafforzerebbe la posizione cinese nel triangolo di potere globale teorizzato in passato da Henry Kissinger, con Pechino sempre più centrale nei rapporti sia con Washington sia con Mosca.

Il bilancio

Pechino, tracciando un bilancio dello storico vertice, ha parlato di «intese importanti» per mantenere stabili i legami economici e commerciali, mentre Trump ha definito «fantastici» gli accordi raggiunti. Sul piano commerciale sono stati annunciati alcuni passi: impegni a proseguire il dialogo sui dazi, la creazione di nuovi consigli per commercio e investimenti e la prospettiva di ampliare gli scambi. Tuttavia, i risultati concreti restano limitati. Soprattutto, sul fronte geopolitico, la Casa Bianca non ha ottenuto progressi significativi sul Medio Oriente, mentre Pechino si è limitata a chiedere un cessate il fuoco permanente.

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