Il conflitto

Trump allunga i tempi della guerra 

Israele prevede altre tre settimane. I Pasdaran: uccideremo Netanyahu 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La durata della guerra nel Golfo resta un’incognita, nonostante Donald Trump abbia più volte detto che l’avrebbe chiusa «presto». E nella sua ultima valutazione il presidente americano ha fatto sapere di «non essere ancora pronto a fare un accordo con Teheran», perché «i termini non sono ancora abbastanza buoni». Sulla stessa linea Israele, che prevede almeno altre tre settimane, perché restano da colpire ancora «migliaia di obiettivi».

Strategia vaga

È un segnale che il regime degli ayatollah, pur indebolito, sta mostrando capacità di resistenza sottovalutate, come dimostrano i continui attacchi nel Golfo e il persistente blocco di Hormuz. Il governo di Teheran «non vede alcuna ragione di negoziare», mentre i Pasdaran hanno sfidato Benjamin Netanyahu, promettendo di ucciderlo. Con il conflitto entrato nella terza settimana, Trump è apparso vago sulla sua strategia. In un’intervista alla Nbc ha sostenuto che l’Iran voglia «stringere un accordo», ma ha chiarito che i termini per chiudere la partita dovrebbero essere «molto solidi» e ancora non lo sono. D’altra parte «non so nemmeno se Mojtaba sia ancora vivo», e se lo è «dovrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi», ha detto Trump a proposito della nuova Guida Suprema, che finora ha parlato solo tramite un messaggio letto dalla Tv di Stato». Nessuna risposta su quali sarebbero i termini: «Non voglio rivelarlo». L’unico punto fermo è impedire agli ayatollah di dotarsi di un’arma nucleare, ma per il resto l’amministrazione ha inviato messaggi contrastanti sugli obiettivi complessivi dell’operazione Epic Fury – Ruggito del Leone. La retorica del commander in chief sul fatto che «non c’è più niente da distruggere» in Iran fa a pugni con la realtà di una forza armata nemica ancora in grado di lanciare missili e droni (seppur con meno intensità) su Israele e sui Paesi del Golfo. Compresa la base in Kuwait che ha colpito e distrutto un drone del contingente italiano.

«Zona di fuoco»

In questo senso l’Idf ha mostrato maggiore pragmatismo sui tempi del conflitto. «In coordinamento con i nostri alleati, abbiamo piani fino almeno a Pesach (la Pasqua ebraica), tra circa tre settimane», ha dichiarato alla Cnn il portavoce Effie Defrin, puntualizzando che sono pronti piani «anche per le tre settimane successive». Neanche sul fronte di Hormuz si intravedono svolte a breve. I primi bombardamenti americani sull’isola di Kharg, snodo da cui passa il 90% dell’export di greggio iraniano, non sono bastati a convincere Teheran a sbloccare il traffico nello Stretto. Trump non ha deciso come procedere, salvo chiedere assistenza militare ad altri Paesi, inclusa la Cina, senza tuttavia ricevere risposte concrete. Washington sta temporeggiando sull’invio di navi da guerra, perché gli ufficiali della Marina affermano che i droni e i missili antinave iraniani potrebbero trasformare l’area in una «zona di fuoco». Secondo il Wall Street Journal le opzioni sul tavolo sono due: uso più intenso della potenza aerea per colpire le postazioni di lancio iraniane o l’impiego di truppe di terra per prendere il controllo del territorio intorno al canale.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?