Da quando il conto corrente le è stato prosciugato con prelievi indebiti sono trascorsi quasi quattro anni. Era l’estate del 2022. Il processo per fare luce sui fatti di cui Teresa Bua, 88 anni, di Loceri, è stata vittima, non è ancora entrato nel vivo per le consuete lungaggini giudiziarie, benché le indagini flash dei carabinieri avessero fornito un quadro lineare. La nonnina attende di sapere se quei 9mila euro, ossia i risparmi di una vita, le verranno restituiti.
Uno dei figli della signora, Antonio Giustino Coni, è critico sui tempi della giustizia. «Dopo la denuncia e l’avvio delle indagini, si è dovuto attendere quasi due anni e mezzo per arrivare, soltanto a ottobre 2024, a un decreto di citazione a giudizio. La prima udienza era stata fissata per il 14 maggio 2025. Tuttavia, nella citazione a giudizio notificata compariva erroneamente come data d’udienza il 15 maggio 2025. Il risultato è stato che noi ci siamo presentati inutilmente in Tribunale, poiché l’udienza si era già svolta».
In quella circostanza il procedimento è stato aggiornato al 14 gennaio 2026 per il cambio del giudice. «Ma l’udienza - afferma Coni - è stata ancora rinviata al primo ottobre 2026, per la malattia del giudice. Nessuno mette in discussione il fatto che un magistrato possa ammalarsi, ma è davvero accettabile che ogni sostituzione, malattia o imprevisto che coinvolga il giudice comporti rinvii di dieci mesi? Può una persona, che aveva 84 anni all’epoca dei fatti, rischiare di non vedere mai la conclusione di un processo che riguarda i risparmi di una vita?». (ro. se.)
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