Il caso

«Troppe spiagge vietate ai disabili» 

La Regione stanzia 4,5 milioni per abbattere le barriere, ma i fondi non arrivano ai Comuni 

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L’indignazione è talmente tanta che dice di essere pronto anche a nuove forme di protesta: «Potrei incatenarmi in una delle troppe spiagge che continuano a esserci precluse», annuncia Alfio Uda, presidente di Sardegna Accessibile odv e promotore di una battaglia di civiltà portata avanti per se stesso e i tanti disabili motori che si scontrano con i limiti fisici e quelli di una politica sorda. Perché nel cammino dell’inclusività troppi conti ancora non tornano: come lo stanziamento milionario della Regione. Soldi preziosi, destinati ai comuni costieri per abbattere le barriere architettoniche e attrezzare gli arenili, ma rimasti tristemente sulla carta.

Lo stanziamento

«Stiamo vivendo una situazione inaccettabile, con i nostri diritti che continuano a essere calpestati», premette Uda, che poi torna indietro al 2023. Tutto parte da allora, quando con legge regionale - numero 17 - la Regione stanzia quattro milioni e mezzo di euro: fondi che dovrebbero servire a rendere accessibili le spiagge sarde.

Passano due anni e cambia la Giunta: con delibera 29/55 si dispone la ripartizione tra i 72 comuni costieri. Dovrebbero ricevere 62mila e cinquecento euro a testa. «A distanza di quasi un anno però nessuno di loro ha ricevuto questo denaro, con le ovvie conseguenze e il rischio concreto che anche l’imminente stagione balneare veda i litorali vietati ai disabili», protesta. «Anche perché una volta arrivati i soldi in cassa c'è tutto un iter da seguire, per cui ci vorranno minimo due mesi per acquistare le attrezzature e posizionarle nelle spiagge».

Il caso

Tutto bloccato alla fase delle intenzioni, ma non si sa bene dove. «Dagli Enti locali rispondono che loro hanno fatto tutto quanto richiesto, e assicurano che a dicembre 2025 hanno presentato l’impegno delle risorse», racconta.

Poi la brutta sorpresa: «Per esigenze di natura contabile non meglio specificate i Servizi Finanziari hanno successivamente richiesto l’annullamento dell’impegno. Questo ha comportato la necessità di aggiornare le convenzioni già sottoscritte con i 63 Comuni che hanno presentato domanda. L’adeguamento è stato completato nei primi giorni di febbraio». Si attende ancora: «La direzione Enti locali ha avviato la procedura per la reiscrizione delle risorse in bilancio. Come da indicazioni dell’assessorato alla Programmazione si è reso necessario attendere prima la delibera di Giunta sull’avanzo presunto, approvata la scorsa settimana, e ora si è in attesa di una nuova delibera per la reiscrizione delle somme».

L’attesa

Tanta burocrazia, troppo lungo e complesso l’iter. Così si aggiungono difficoltà a difficoltà, con i tempi della politica decisamente più lenti rispetto alle esigenze immediate di chi vorrebbe banalmente usufruire di una spiaggia davvero per tutti. «Le “esigenze contabili” della Regione possono calpestare i legittimi diritti dei disabili non solo sardi ma anche dei turisti che vorrebbero venire a trascorrere le loro vacanze?», domanda Uda che ha anche la risposta: «È davvero vergognoso». Segno che la strada è ancora decisamente lunga e in salita: «C’è ancora tanto da fare, a oggi sono circa venti i Comuni con spiagge accessibili anche ai disabili motori, circa un terzo del totale». Poche perché si possa parlare a giusto titolo di civiltà; poche anche per deporre le armi di questa battaglia che Uda non è certo intenzionato a perdere. «Non è un capriccio, stiamo parlando semplicemente di diritti». A oggi negati.

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