La crisi.

Tregua Libano-Israele, c’è il no di Hezbollah Ucciso un casco blu 

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Beirut. Hezbollah respinge la tregua e il sud del Libano brucia ancora. Il nuovo accordo tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti registra un primo ripiegamento simbolico israeliano e il conseguente ingresso dell’esercito libanese in una zona a maggioranza cristiana, ma la guerra continua. Raid israeliani nel sud, razzi di Hezbollah contro i carri armati israeliani e un bilancio salito, secondo il ministero della Salute libanese, a 3.526 vittime in tre mesi. Tra queste c’è anche un casco blu serbo dell’Unifil, ucciso da colpi di mortaio nel settore orientale del fronte. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto in un fatto di sangue che Israele ha attribuito a Hezbollah, anche se la provenienza dei colpi non è ancora stata chiarita in modo indipendente.

«Gli attacchi contro i caschi blu devono cessare», è tornato a denunciare il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Mentre il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha ribadito come in Libano «l'Italia è pronta a fare ancora di più», anche «per bloccare i finanziamenti illeciti che arrivano a Hezbollah». L’intesa annunciata a Washington prevede un cessate il fuoco condizionato allo stop completo delle azioni di Hezbollah e all’allontanamento dei suoi miliziani dall’area a sud del fiume Litani. Il testo prevede anche la creazione di “zone pilota” nel sud del Libano, affidate al controllo esclusivo dell’esercito libanese.

Il premier libanese Nawaf Salam, strenuo propugnatore dei negoziati con Israele, ha annunciato l’inizio del dispiegamento dell’esercito come «primo passo pratico e tangibile». Ma il leader del partito armato, Naim Qàssem, ha definito l’accordo «una capitolazione e una sconfitta», invitando il Libano a «porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati» con Israele. Per Qàssem, che torna a chiedere un cessate il fuoco complessivo e il ritiro israeliano da tutto il Libano, «non ci sarà sicurezza per il nord di Israele senza sicurezza per i villaggi del sud del Libano». Anche l’Iran e gli Houthi yemeniti ribadiscono l’urgenza del ritiro israeliano.

Intanto a Gaza secondo fonti mediche locali almeno undici persone, tra cui quattro bambini, sono state uccise in un raid israeliano sulla città.

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