Drammatico

Tratto dal romanzo  di Olivier Guez, vincitore del Renaudot L’inferno in terra del medico nazista 

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Un desolante ritratto di umanità emerge da “La scomparsa di Josef Mengele”. Diretta da Kirill Serebrennikov, la pellicola ricostruisce gli ultimi anni del medico nazista, noto per gli orrendi esperimenti sui deportati ad Auschwitz, indagandone la personalità traviata dall’ideologia e le ragioni profonde che hanno motivato la sua deplorevole condotta. Sopravvissuto al crollo del Reich, Mengele organizza la fuga all’estero per sfuggire agli inseguitori e si prepara alla vita coniugale con Martha, sua seconda moglie. Trasferitosi in Argentina, l’isolamento forzato lo induce sempre più a perdere il controllo e a temere per la sua sicurezza. Il periodo della vecchiaia in Brasile sarà invece scandito dalla visita inattesa del figlio Rolf, mettendo a nudo le contraddizioni di un uomo ancora fermo nei propri ideali, ma visibilmente offuscato dal dubbio.

Nell’intrecciarsi delle fasi biografiche, la narrazione pone al centro la psicologia del personaggio, evidenziandone i mutamenti di carattere e le ripercussioni delle problematiche dovute alla sua condizione. Un elemento cardine sul piano estetico è l’alternanza delle scelte cromatiche: le sezioni a colori rievocano gli episodi felici, mentre quelle in bianco e nero indicano i momenti di crollo fisico e interiore.

Tutto il sistema fa perno sull’interpretazione di August Diehl, impressionante nel trasformismo fisico e impeccabile nell’incarnare il criminale di guerra senza cedere ad alcun preconcetto morale. Un film al contempo elegante nella forma e destabilizzante nel contenuto, che riporta brillantemente in luce percorsi storici ancora assediati dal mistero. (g. s.)

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