Nell’Isola costi superiori del 40% rispetto al resto del Paese

Trasporto delle merci, in campo le imprese: «Vogliamo garanzie» 

Nasce il progetto Ambasciatori di Sardegna: «Per i nostri prodotti serve una vera continuità» 

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Il mare che circonda la Sardegna non rappresenta soltanto un confine geografico. Per le imprese dell’Isola è un costo aggiuntivo permanente, che pesa su ogni materia prima importata e su ogni prodotto destinato ai mercati nazionali e internazionali. Uno svantaggio che limita la competitività del sistema produttivo e che oggi l’Europa riconosce come un gap economico misurabile. Nonostante nel 1999 la legge Attili avesse istituito la continuità territoriale – che garantiva certezze nei collegamenti tra Sardegna e Penisola – sul fronte delle merci quel provvedimento non è mai stato applicato.

La rete

Da qui prende avvio la mobilitazione di “Ambasciatori di Sardegna”, il neonato network di imprese a sostegno di una richiesta semplice: ottenere strumenti concreti per compensare gli effetti dell’insularità e garantire all’Isola pari opportunità di crescita al resto d’Italia. L’iniziativa è stata presentata venerdì nella sala “Giorgio Pisano” dell’Unione Sarda a Cagliari, riunendo l’intera filiera produttiva regionale: dal mondo agricolo all’industria di trasformazione, dai trasporti alle associazioni di categoria, fino alla grande distribuzione.A fornire la base della rivendicazione è lo studio dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo il report, il 98% delle merci che entrano ed escono dalla Sardegna viaggia via mare e questo comporta costi logistici superiori del 40% rispetto al resto del Paese, con una perdita di competitività stimata attorno al 30%. Un danno economico complessivo quantificato in circa 350 milioni di euro all’anno.

La rivendicazione

L’appello è rilanciato dal coordinatore di Ambasciatori di Sardegna, Pierpaolo Murgia, che individua nel documento della Commissione europea una svolta. «Per la prima volta Bruxelles afferma che il disagio insulare può essere misurato. Da qui deve partire la richiesta della Sardegna al Governo nazionale per ottenere risorse adeguate a compensare questo svantaggio». Il confronto con altre realtà europee è inevitabile. «Corsica e Baleari hanno ottenuto negli anni importanti misure di sostegno. Noi soltanto le briciole». Anche il riconoscimento di una parte delle risorse stimate dallo studio, sostiene Murgia, «sarebbe un passo avanti significativo».

Le voci

Il fronte del No all’isolamento unisce associazioni e imprenditori. Andrea Porcu, dg di Confindustria Sardegna, ricorda che questa «è una battaglia condivisa da tempo dal sistema delle imprese». Gli fa eco il presidente di Coldiretti Battista Cualbu, che incalza sui ritardi della politica: «Da anni si parla di insularità senza soluzioni. Chiediamo reciprocità rispetto alle altre regioni e isole Ue».

Il danno economico si riflette poi sulle singole realtà produttive. Per Massimiliano Meloni, di Fattorie Gennargentu, «queste condizioni lasciano fuori dalle opportunità di mercato più importanti», mentre Adolfo Valsecchi, fondatore di As do mar, quantifica un conto aziendale che supera il milione all’anno. «Paghiamo costi elevati non solo per esportare, ma anche per far arrivare materie prime e imballaggi». La logistica diventa così il vero collo di bottiglia dello sviluppo. Salvatore Lotta, della cooperativa L’Orto di Eleonora, evidenzia l’impossibilità di pianificare la crescita commerciale: «Senza la certezza che le merci partano regolarmente è difficile conquistare nuovi clienti». Un problema dalla portata drammatica, conferma l’imprenditore Alberto Cellino: «Movimentiamo 12.500 semirimorchi l’anno e gli ultimi rincari sui trasporti pesano tra 6 e 8mila euro al giorno, incidendo fino al 12%». L’Ue, con il piano per compensare gli svantaggi territoriali, ha aperto una porta che la Sardegna potrà sfruttare. Solo così si potrà superare un problema che, come ricordato dall’editore de L’Unione Sarda, Sergio Zuncheddu, «ci portiamo dietro dall’Ottocento, quando c’era una sola compagnia monopolista, e ancora non abbiamo risolto».

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