Un gruppo internazionale coordinato dalla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania ha pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio destinato ad aprire una nuova prospettiva nella medicina dei trapianti di rene. I ricercatori hanno documentato il caso di due pazienti altamente immunizzati, considerati estremamente difficili da trapiantare a causa della presenza di anticorpi contro numerosi donatori, che sono riusciti a ricevere con successo un rene dopo un trattamento con cellule CAR-T. La terapia, nata per alcuni tumori del sangue, è stata utilizzata per eliminare le cellule B responsabili della produzione degli anticorpi che rendevano quasi impossibile trovare un organo compatibile. Dopo il trattamento, il livello degli anticorpi si è ridotto in modo marcato, consentendo il trapianto e un buon attecchimento dell’organo senza episodi significativi di rigetto nelle fasi iniziali del follow-up. Il dato è particolarmente rilevante perché migliaia di pazienti in tutto il mondo restano per anni in lista d’attesa proprio a causa di un’elevata sensibilizzazione immunologica. Secondo gli autori, questo approccio potrebbe cambiare radicalmente la gestione di una categoria di malati che finora disponeva di opzioni molto limitate. Lo studio riguarda soltanto due casi e richiederà conferme su numeri più ampi, ma rappresenta una dimostrazione di principio molto importante: una terapia sviluppata per l’oncoematologia potrebbe trovare applicazione anche nella nefrologia e nella medicina dei trapianti.
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