La Procura generale riapre il caso del tragico naufragio dell’Alemax II. I fatti risalgono al 10 agosto del 2023, il traghetto Sharden, in navigazione da Olbia a Livorno, travolse, facendolo colare a picco (circa 80 metri di profondità), il peschereccio di Golfo Aranci a bordo del quale si trovavano il comandante Mario Langiu (30 anni) e il marinaio senegalese Diome Mandè (morto sul colpo). La Procura generale ha impugnato i patteggiamenti delle tre persone sotto accusa (dieci mesi di carcere per il comandante del traghetto Sharden, Luigi Coppola, un anno e dieci per mesi per il secondo ufficiale, Mimmo Ceserale, e per il pilota della motonave della Tirrenia, Giacomo Mereu). Stando a quanto trapela dagli uffici giudiziari, il patteggiamento è stato rimesso in discussione perché le pene non sono congrue, troppo basse rispetto alla gravità della tragedia. Il marinaio Diome Mandè morì nell’impatto violentissimo con il traghetto. Il comandante Langiu, sbalzato in acqua, riuscì ad aggrapparsi ad un pezzo della sua imbarcazione e si salvò grazie all’intervento dell’equipaggio di uno yacht. Il traghetto, secondo la Procura di Tempio, proseguì la navigazione. Il corpo di Diome Mandè venne recuperato su un fondale di circa 80 metri. Le contestazioni sono omicidio colposo, naufragio e omissione di soccorso. Le vittime del naufragio avevano accolto con disappunto l’esito dell’udienza. Mario Langiu ha perso tutto e ha rischiato di morire. Il legale del comandante, l’avvocato Michele Pilia, aveva segnalato le gravissime conseguenze dell’incidene: «Un uomo è deceduto, è stata distrutta l’esistenza del mio assistito». Ora la parola passa alla Corte d’Appello di Sassari, una situazione inusuale per i patteggiamenti.
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