Il delitto

Tra le palazzine  sgomento e paura: «Uno strano viavai» 

Sull’asfalto i segni del sangue, lo choc in piazza Settimio Severo  

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La notte successiva all’omicidio di Leonardo Mocci è appena trascorsa in piazza Settimio Severo a Monserrato. La tensione e la paura si avvertono ancora nell’aria, tra chi è rimasto profondamente scosso dall’accaduto e chi invece non ha ancora realizzato.

Dalle finestre qualcuno osserva la macchia di sangue rimasta sull’asfalto dopo lo sparo che è costato la vita al muratore di 23 anni di Villacidro. Una donna la fissa quasi a non voler credere a quanto è successo nella notte tra mercoledì e giovedì.

Atmosfera tesa

«Siamo molto dispiaciuti», è uno dei pochi commenti che arrivano dagli inquilini delle cinque palazzine color mattone. La voglia di parlare, anche tra di loro, è poca. Gli sguardi sono bassi e intimoriti. Giusto un saluto prima di salire in macchina o tornare a casa dopo aver fatto la spesa.

Nessuno di loro avrebbe mai pensato o nemmeno immaginato che quei parcheggi sotto le proprie case sarebbero diventati la scena di un delitto. «Abbiamo paura, sì, ma è inevitabile, siamo sconvolti», dicono.

I racconti

L’omicidio di Leonardo Mocci ha scioccato il piazzale a poche decine di metri dalla simbolica rotonda dell’uva di Monserrato. È una delle traverse di via Decio Mure, poco prima dell’istituto alberghiero Gramsci.

Gli inquilini provano a riavvolgere il nastro: «Nei parcheggi c’è sempre stato un viavai di giovani», racconta un uomo che da anni vive in una delle palazzine, «soprattutto durante l’estate».

«Ho visto il volto del ragazzo sul giornale», prosegue, «credo di averlo visto frequentare la piazza e qualche volta, forse, l’ho incrociato anche nelle scale. Sembrava un volto familiare». Niente di certo però, mentre le indagini dei carabinieri proseguono serrate per provare a individuare il prima possibile l’assassino del 23enne di Villacidro.

I ricordi

A distanza di due giorni, in piazza Settimio Severo, c’è chi ripensa ancora alla notte dell’omicidio. Nessuno avrebbe visto nulla. Lo confermano i pochi che ieri hanno voluto parlare. I ricordi sono legati soprattutto ai rumori di quei drammatici minuti oltre la mezzanotte. Lo sparo, scambiato per l’esplosione di un petardo. Le sirene dell’ambulanza. L’arrivo dei carabinieri.

«Era finita da poco la partita, la semifinale di Coppa Italia tra Atalanta e Lazio», prova a ricordare uno dei condomini, «ero già in pigiama e quando mi sono affacciato ho realizzato che fosse successo qualcosa di grave perché c’erano l’ambulanza e la pattuglia dei carabinieri». I più preoccupati l’altra notte sono scesi nei parcheggi poco dopo quello sparo fatale «ma ormai era troppo tardi». In tanti, invece, continuano a dribblare possibili domande. «Stavo già dormendo», aveva riferito una donna. Ieri però diversi hanno faticato a prendere sonno ripensando alla notizia.

L’attesa

Tutti sono ancora scossi dalla vicenda che ha segnato inevitabilmente gli abitanti delle cinque palazzine. Anche loro aspettano di scoprire cosa sia successo realmente, chi ha sparato a Leonardo Mocci sotto le loro case e le ragioni di un fatto sconvolgente.

In attesa della svolta decisiva delle indagini dei carabinieri, in piazza Settimio Severo si continua a respirare la paura e il dispiacere per quanto accaduto.

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