Parigi. Sugli Champs-Élysées va in scena una di quelle vittorie che definiscono una carriera, anche se ti chiami Mathieu Van der Poel e dalle biciclette hai avuto quasi tutto quello che potevi sognare. Nel giorno del trionfo in giallo di Tadej Pogacar - che mette ufficialmente le mani sul suo quinto Tour de France, eguagliando il record assoluto di quattro campionissimi - l'olandese firma un'impresa che ribalta ogni logica: sulla strada verso l'Arc de Triomphe mette in atto una resistenza impossibile. Se ne vanno in due, sull'ultimo passaggio da Montmartre nel nuovo, entusiasmante circuito finale che prevede tre passaggi sotto la Basilica del Sacro Cuore. Pogacar e Van der Poel, come fosse un mini-Giro delle Fiandre nella città dell'amore. Guadagnano dieci, dodici secondi massimo, poi il gruppo dietro si organizza - dopo che anche l'anno scorso aveva vinto Wout Van Aert staccando tutti nella salita - per la Restaurazione in cerca di una volata, come ai vecchi tempi, sugli Champs-Élysées. Alla svolta finale, 800 metri dall'arrivo, li ha quasi riacciuffati, e lo sloveno - esausto - si rialza dicendo ancora una volta addio al desiderio di vincere anche la tappa, a Parigi. Van der Poel, invece, rilancia, con una forza di volontà che sembra superare ogni limite razionale. Accelera, ma da dietro Mads Pedersen e gli altri velocisti sembrano sempre più vicini; poi, ai -50, ha addirittura le energie per alzarsi sui pedali, con una volata e l'ultimo colpo di reni che gli regalano il successo. Secondo arriva il compagno Jasper Philipsen, che esulta per l'olandese, che nel frattempo si accascia a terra, sfinito. «Ora che ci penso l'anno scorso ero malato e ho dovuto guardarla in tv questa tappa» racconta poi Van der Poel. «Ho dovuto aspettare, aspettare, ma è un sogno. È stato durissimo, dopo essere lì con i corridori più forti al mondo. Ho un rispetto enorme per Tadej, pensavo che saremmo stati ripresi ma negli ultimi 500 metri ho dato tutto quello che potevo». Ma c'è gloria anche e soprattutto per Tadej Pogacar, che raggiunge i più grandi di questo sport - revocati i 7 consecutivi di Lance Armstrong per doping - a quota 5 successi negli albi d'oro del Tour: sono Jacques Anquetil ed Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. «È stata una giornata incredibile, sono senza parole, un'atmosfera pazzesca», le sue parole. «Sono felice di aver vinto per la quinta volta, ogni vittoria è sempre speciale: sette Tour sette podi, cinque vinti, è una cosa che non scriveresti nemmeno nei diari da bambini». È la prima grande corsa a tappe senza vittorie né di un italiano, né di un francese né di uno spagnolo. Radiografia di un ciclismo cambiato.
Classifica finale : 1. Tadej Pogacar (Slo, Uae Emirates Xrg) in 73.56’26”, 2. Remco Evenepoel (Bel, Red Bull-Bora- Hansgrohe) a 6’26”, 3. Isaac Del Toro (Mes, Uae Emirates Xrg) a 9’42”, 4. Paul Seixas (Fra, Decathlon Cma Cgm) a 11’56”, 5. Lemmy Martinez (Fra, Bahrain-Victorious) a 13’02”, 6. Mattias Skjelmose (Dan, Lidl- Trek) a 14’59”, 7. Juan Ayuso (Spa, id.) a 17’48”, 8. Richard Carapaz (Ecu, EF Education- EasyPost) a 20’00”, 9. Jordan Jegat (Fra, Total Energies) a 29’28”, 10. Tom Pidcock (Gbr, Pinarello-Q36.5) a 33’21”; 14. Davide Piganzoli (Ita, Visma Lease a Bike) a 1.03’43”.
Classifiche speciali. A punti : Mads Pedersen (Dan, Lidl-Trek). Gpm : Richard Carapaz (Ecu, EF). Giovani : Isaac Del Toro (Mes, Uae). Squadre : Lidl-Trek.
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