Il caffè storico.

Tettamanzi al vecchio splendore 

Il restauro riporta alla luce sei archi antichi coperti da mattoni di fango 

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«Donde está el café Tettamanzi?». La turista galiziana, che in vacanza a Nuoro si muove sulle orme di Salvatore Satta e di Grazia Deledda, vuole un’immersione nella cultura. E chiede del locale raccontato dai grandi scrittori dell’Atene sarda. Le porte sono sbarrate da un anno e mezzo, lo scrigno della memoria è diventato un cantiere. I proprietari ne hanno voluto il restauro, rigorosamente conservativo, per farlo rivivere così com’era nel 1875, quando lo aprì l’ebanista piemontese giunto in città per realizzare le opere lignee della cattedrale di Santa Maria della Neve. L’artigiano-artista si innamorò di una donna nuorese, comprò le mura del locale e vi realizzò il bar.

Antichi fasti

Rivivrà dunque quel «caffè grazioso, con piccole salette orlate di divani rossi, come, salvando il rispetto, i caffè di Venezia», secondo la descrizione che affiora dalle pagine del “Giorno del giudizio”, capolavoro di Salvatore Satta, appunto, oppure da quelle di “Cosima”, pilastro autobiografico deleddiano. I lavori sono avviati, sotto l’egida della Soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro, con la cura di due restauratrici di alto profilo, Maria Albai, della società cagliaritana Terra Pinta, e Teresa Mascolo, pugliese.

Scrigno da riaprire

L’antico caffè Tettamanzi è l’unico locale sardo riconosciuto dal Mibact come bene di interesse culturale storico artistico. Il bollino blu è arrivato a ottobre del 2017 e i proprietari se lo tengono ben stretto. In attesa della conclusione dei lavori e della riapertura. L’obiettivo è restituire il Tettamanzi ai nuoresi e ai villeggianti, in tutta la sua bellezza, per la prossima festa del Redentore. «La nostra volontà – spiega Paola Murgia, proprietaria del locale con la sorella Giovanna Maria – è quella di ridare a Nuoro questo prestigioso locale che ha rappresentato per decenni l’epicentro culturale della città. Riapriremo nei tempi e nel rispetto delle prescrizioni dettate dalla Soprintendenza».

Il Tettamanzi sprizzerà cultura da tutti i pori, manterrà la sua vocazione originaria ma avrà anche uno spazio riservato alla ristorazione. Non mordi e fuggi, bensì con pietanze preparate in cucina da uno chef stellato, sotto la gestione di una società costituita interamente da cittadini nuoresi.

Le sorprese

Il restauro dell’antico caffè equivale a una dolce riscoperta di intarsi realizzati con grande cura, gioielli lignei. Nella ricerca, delicata e laboriosa a un tempo, degli elementi costitutivi originari, di colori completamente diversi rispetto a quelli attuali. «I lavori – continua Paola Murgia – hanno permesso di riportare alla luce, per esempio, ben sei archi a tutto sesto, che nei lustri erano stati coperti da sovrastrutture, addirittura da mattoni di fango, e adesso torneranno all’antico splendore. Rivivranno i pavimenti in graniglia e tanti altri prodigi architettonici ora nelle mani delle restauratici».

Le artefici

Maria Albai non nasconde le difficoltà. «Quella maggiore – dice – è la pulitura, dovuta alla stratificazione particolarmente importante sulle pareti e sulla boiserie. Abbiamo trovato tredici sovrapposizioni su quest’ultima, sei sui muri, e sul soffitto l’ultimo strato è costituito da una ridipintura spessa e tenace, che ha avuto un’alterazione nel tempo. In sostanza si è arricciata. La parte più difficile è stata la rimozione di questi strati. Nonostante le difficoltà siamo riuscite a risalire all’originale. Nel tempo sono state varie le reinterpretazioni. I colori sono molto diversi da quelli originari». Le soddisfazioni però non mancano. «La cosa più bella – dice Albai – è lavorare in una comunità così partecipe. Abbiamo riscontrato tanto calore e partecipazione da parte dai nuoresi. Nell’affrontare un lavoro molto difficile e pesante, abbiamo gradito il loro conforto».

Pochi mesi ancora e Nuoro riavrà un luogo del cuore.

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