Tribunale.

Terrorismo suprematista: chiesti 11 anni 

Secondo il pm lo studente progettava un atto dimostrativo contro la Caritas  

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Undici anni di reclusione per arruolamento con finalità di terrorismo, estorsione e violenza sessuale. È la condanna chiesta dal pm Emanuele Secci nei confronti del ventenne cagliaritano Giovanni Paolo Chiama, accusato di essere un suprematista arruolato nelle associazioni AAST e The Base, riconducibili al programma internazionale “White Suprematist Extremism”, che hanno quale obiettivo primario il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione per motivi di odio razziale. Davanti al giudice Giuseppe Pintori ha parlato anche il difensore del ragazzo, l’avvocato Massimo Delogu, che ha sollecitato per alcuni fatti l’attenuante della minore gravità e per altri l’assoluzione.

La vicenda

L’imputato era finito nel mirino dell’antiterrorismo della Polizia di Stato già da quando era minorenne. Nel 2022 avrebbe minacciato con un coltello un compagno di scuola che l’avrebbe redarguito per averlo sentito inneggiare a Hitler. Messo sotto controllo dalla Polizia, il ragazzo è poi stato indagato – una volta diventato maggiorenne – per condotte di discriminazione ed odio razziale, proseguite con presunte estorsioni informatiche, violenza sessuale e l’accusa di pornografia minorile di nei confronti di vari soggetti tra cui una 15enne. All’adolescente avrebbe chiesto soldi per con la minaccia di divulgare su WhatsApp immagini e video di natura sessuale. Nel corso delle indagini è poi emerso che avrebbe aderito a dei canali Telegram suprematisti con lo pseudonimo di “Comandante Buren” e avrebbe cercato nuovi componenti, ipotizzando un progetto di un atto dimostrativo alla Caritas, la notte del 31 dicembre 2023, sventato dai poliziotti. Gli investigatori hanno anche trovato tra le discussioni di alcuni altri utenti di quelle chat delle ricerche per la preparazione di una bomba termobarica e sulla ricerca di armi.

La difesa

Nella sua lunga arringa il difensore Delogu ha valorizzando la giovanissima età dell’imputato, all’epoca dei fatti appena 18enne, così come la mancanza dei cosiddetto «presupposti oggettivi richiesti dalla norma incriminatrice». In altre parole, per la difesa si trattata di parole, mentre le condotte sarebbe state del tutto inoffensive almeno sull’aspetto del terrorismo. Dopo aver conseguito la maturità classica – ha ribadito Delogu – ha frequentato l’università senza più avere problemi. Da qui la richiesta di assoluzione. Il 25 febbraio sono previste le repliche e poi il giudice potrebbe decidere di ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza.

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