Viale Sant’Ignazio.

Terre ritrovate, ricetta contro lo spopolamento 

Aperta la bottega solidale dei giovani produttori agricoli: «Così si crea occupazione» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Terre abbandonate che sono state riscoperte, mestieri dimenticati che sono ritrovati». È da questa immagine, evocata dal direttore della Caritas diocesana don Marco Lai, che prende forma il progetto Terre Ritrovate. Un’iniziativa nata per affrontare uno dei problemi più profondi della Sardegna: lo spopolamento delle aree interne. La risposta passa dal lavoro, dall’agricoltura e dalla valorizzazione della produzione locale. Da ieri anche attraverso una bottega nel cuore della città.

I prodotti

In via Sant’Ignazio 56a è stata inaugurata la prima sede fisica della rete che riunisce i prodotti di quaranta produttori del Gerrei. Sugli scaffali trovano posto vino, miele e olio, ma l’obiettivo va ben oltre la semplice vendita. La bottega nasce per creare un collegamento stabile tra chi vive e lavora nelle campagne dell’entroterra e chi acquista in città, offrendo ai piccoli produttori uno sbocco commerciale e, allo stesso tempo, raccontando le storie delle persone che continuano a investire nei propri paesi.«È il risultato di anni di ascolto dei sindaci, parroci, cittadini e soprattutto dei giovani», spiega don Marco Lai. «Ci siamo accorti che c’erano terre lasciate incolte e aziende agricole che faticavano a trovare manodopera. Tutto è nato da un confronto con Coldiretti, che ci diceva di avere bisogno di lavoratori. Da lì ci siamo chiesti come fare perché i giovani non fossero costretti a lasciare i loro paesi».

La filiera

L’idea è stata quella di mettere insieme istituzioni, Chiesa, imprese e mondo della ricerca per costruire una filiera che accompagnasse il prodotto dalla terra fino al consumatore. Fino a oggi le vendite avvenivano tramite una piattaforma online. L’apertura della bottega rappresenta un nuovo tassello del progetto: uno spazio dove acquistare, ma anche partecipare a degustazioni, laboratori e momenti di incontro dedicati al territorio. All’inaugurazione era presente anche l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, che ha definito la nuova sede «il completamento di un percorso che la Chiesa porta avanti da anni per favorire lo sviluppo delle aree interne». Secondo l’arcivescovo il modo più efficace per contrastare lo spopolamento è creare lavoro. «Promuovere il lavoro significa permettere alle persone di restare nei propri territori e trasformare le risorse che lì abbondano in opportunità concrete».

Il coinvolgimento

Da una parte, spiega Baturi, ci sono i cittadini che possono acquistare prodotti genuini e conoscere la cultura dei territori da cui provengono. Dall’altra ci sono gli agricoltori, che vedono riconosciuto il valore del proprio lavoro. «Ci aspettiamo che questa iniziativa incoraggi chi lavora la terra a continuare a investire e che le nuove generazioni non considerino lo spopolamento come un destino inevitabile». Il progetto coinvolge 40 produttori: l’obiettivo è allargare la rete. «Questa bottega non rappresenta un punto di arrivo», conclude don Marco Lai. «Vorremmo che diventasse un luogo capace di generare nuove imprese, nuova occupazione e nuove opportunità».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?