Tribunale.

Tentato omicidio: patteggiano 5 anni 

I due 18enni avevano causato volontariamente un drammatico incidente 

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Dopo un pestaggio inseguirono con l’auto una famiglia sino a causare volontariamente un drammatico incidente. Ieri mattina, Daniel Porcu e Alessio Loddo, diciottenni di Quartu e Monserrato, sono riusciti a patteggiare davanti al giudice una pena di cinque anni di reclusione, il massimo consentito. Erano stati arrestati dalla Squadra Mobile della Questura con l’accusa di tentato omicidio plurimo e lesioni volontarie aggravate per la notte di violenza del 27 aprile scorso, quando dopo una lite e una scazzottata, inseguirono e speronarono l’auto di una famiglia, finita poi fuori strada.

L’udienza

Il procedimento penale si è chiuso ieri mattina davanti al giudice del Tribunale, Giorgio Altieri, che ha dato il via libera all’accordo stilato dai difensori con la pm Diana Lecca, titolare dell’inchiesta aperta subito dopo l’incidente. Non senza difficoltà, vista l’entità delle contestazioni (punite dal codice penale con pene molto pesanti), gli avvocati Stefano Piras e Davide Mascia sono riusciti a strappare l’accordo di patteggiamento al massimo consentito. Le persone mandate fuoristrada e le loro famiglie erano, invece, assistite dall’avvocato Gianfranco Piscitelli. Nel corso dell’udienza l’avvocato Mascia, difensore di Loddo, ha chiesto al giudice di consentire al suo assistito i domiciliari a Monserrato per ragioni lavorative (ora è a Fonni da una parente). L’avvocato Piscitelli si è opposto, ritenendo che l’imputato sia venuto meno alle prescrizioni imposte dalla misura cautelare, pubblicando dei post e dei video sui social. Il giudice Altieri si è riservato di decidere. Porcu, invece, si trova ancora in carcere a Uta.

La ricostruzione

Stando alla ricostruzione degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal primo dirigente Davide Carboni, tutto era cominciato davanti a un locale del Poetto, dove i due giovani, probabilmente ubriachi, avevano preso a calci e pugni l’auto di una famiglia. Quando il proprietario aveva chiesto spiegazioni, era scattata una feroce aggressione contro l’uomo e contro suo figlio, intervenuto in difesa del padre. La famiglia era riuscita a rifugiarsi nella vettura, dove c’erano la moglie la figlia minorenne del conducente e un’amica della ragazza. Ma, secondo l’accusa, il gruppo degli aggressori li avrebbe inseguiti a bordo di un suv, tra manovre pericolose, urla e minacce di morte, fino allo speronamento che aveva fatto uscire di strada l’altra auto. Il veicolo si era ribaltato e gli occupanti erano rimasti feriti. Durante l’inseguimento una delle donne aveva chiesto aiuto al 112. Le indagini della Sezione Reati contro la persona della Squadra Mobile, sotto la supervisione dalla pm Lecca, sono durate circa un mese e mezzo. Testimonianze e immagini delle telecamere hanno permesso di risalire ai due giovani, arrestati ai primi di giugno.

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