Teheran. Tensioni altissime tra Iran e Stati Uniti, tra esplosioni, minacce e manovre militari che hanno fatto temere un’escalation imminente. La situazione si è ulteriormente complicata dopo due giorni di incidenti in diverse città iraniane, in particolare Bandar Abbas e Ahvaz, dove sono state registrate esplosioni e incendi.
Le autorità iraniane hanno confermato cinque vittime: quattro ad Ahvaz e un bambino a Bandar Abbas, dove le deflagrazioni hanno distrutto due piani di un edificio e danneggiato veicoli e negozi. Diverse altre detonazioni sono state segnalate a Khorramshahr, Abadan, Dezful e Isfahan.
Versioni ufficiali
Il governo ha spiegato che molte esplosioni sono legate a residuati bellici della guerra Iran-Iraq degli anni ’80, mentre le notizie di attacchi mirati a alti comandanti dei Guardiani della Rivoluzione sono state smentite come «completamente false» dall’agenzia Tasnim, parlando di tentativi di generare paura e panico nella popolazione.
Anche Israele ha negato qualsiasi coinvolgimento, e un funzionario Usa ha confermato che gli incidenti non erano collegati a operazioni militari statunitensi.
«Massima allerta»
Nonostante la smentita, il contesto resta drammatico. Il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha dichiarato che le truppe sono «in massima allerta e con il dito sul grilletto» se gli Stati Uniti dovessero commettere un errore, alimentando lo spettro di un conflitto. Al contempo, il capo del Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani ha segnalato «progressi nella creazione di un quadro negoziale» con Washington, aprendo una possibilità di dialogo.
Lo stesso Donald Trump ha confermato che Teheran sta parlando con gli Stati Uniti: «Vedremo se possiamo fare qualcosa. Altrimenti, vedremo cosa succede», ha detto il presidente Usa, senza escludere una risposta militare.
Manovre navali
In parallelo, l’Iran ha annunciato un’esercitazione navale di due giorni con fuoco vivo nello Stretto di Hormuz a partire da oggi, mentre gli Stati Uniti muovono una «grande flotta» verso la regione. Fonti Usa citate dal sito Drop Site News parlano di possibili raid per colpire siti nucleari e missilistici e decapitare il governo di Teheran, in linea con le pressioni di Israele per un intervento.
Secondo Axios, anche l’Arabia Saudita ha cambiato posizione, temendo che l’inerzia statunitense rafforzerebbe il regime degli ayatollah.
L’attenzione del mondo
La combinazione di allarme militare, esplosioni misteriose e tensioni diplomatiche mantiene alta l’attenzione internazionale. Il governo iraniano cerca di rassicurare la popolazione e attribuisce gli incidenti a cause interne o residui bellici, mentre i media occidentali e social alimentano scenari di guerra imminente.
La situazione resta fluida: se da una parte si registrano aperture al dialogo, dall’altra continua il rischio concreto di un confronto armato, con la flotta Usa nell’area e le esercitazioni iraniane a testimonianza di una strategia di deterrenza e pressione reciproca.
La comunità internazionale osserva con apprensione ogni sviluppo, consapevole che un errore di calcolo potrebbe trasformare una crisi diplomatica in un conflitto reale, con altissimi rischi di escalation.
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