Il dibattito.

Tassa d’imbarco, nessun accordo 

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A Pd e alleati ventidue mesi non sono bastati per trovare la quadra sul futuro della tassa d’imbarco, quei 6,5 euro a carico dei passeggeri che Ryanair vorrebbe pagasse la Regione con proprie risorse, pena la smobilitazione. Così ieri, quando il Consiglio regionale ha finalmente aperto la discussione sulla mozione di Paolo Truzzu presentata a luglio 2024, la maggioranza ha chiesto il rinvio del voto a oggi. Nessun accordo interno sul testo del capogruppo FdI. Saltata anche ogni mediazione.

La proposta

Al bilancio della Regione costerebbe 32 milioni (35 secondo altri conteggi) la copertura dell’addizionale comunale sull’imbarco per tutto l’anno. «Con il Governo – ha detto Truzzu – si potrebbe avviare una trattativa per chiedere una contribuzione. In ogni caso, la Sardegna riuscirebbe a essere autonoma, visto che lo sviluppo del trasporto aereo, con 500mila di turisti stranieri in più, un quarto dei nuovi arrivi stimati, porterebbe nelle casse 45 milioni».

Il dibattito

A inizio lavori sembrava che l’Aula riuscisse a fare un passo avanti. Orizzonte Comune, il partito del Campo largo che più di tutti spinge per l’abbattimento pubblico della tassa d’imbarco, aveva presentato due emendamenti alla mozione Truzzu. Una limatura al testo dei Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di circoscrivere la copertura economica alla sola stagione invernale, da novembre a marzo. Invece il capogruppo Sandro Porcu ha annunciato il ritiro perché «la mozione ha semplificato troppo un tema che invece è complesso». Sebbene «Ryanair solo tra aprile e maggio ha cancellato il 7 per cento del proprio operativo, pari a diciassette rotte, di cui tredici su Alghero».

Fuori dal coro

Ovvio che in maggioranza il congelamento di quegli emendamenti sia stato sollecitato. Anche se nella doppia veste di consigliere e assessore è intervenuto subito dopo Franco Cuccureddu, per dire che «se la Sardegna vuole destagionalizzare deve tagliare la tassa d’imbarco per cinque mesi». Il titolare del Turismo ha ripetuto il proprio ragionamento noto: «La nostra offerta non deve popolarizzarsi in estate, dove siamo già al massimo delle presenze né l’isola ha problemi di connessioni. Da aprile e ottobre dobbiamo continuare a puntare sugli altospendenti e il target di chi arriva dall’America, con il nuovo storico da New York, lo dimostra: in prima classe si possono pagare anche 15mila dollari, 2.500 in quella economica. Dobbiamo lavorare sui mesi invernali: 900mila presenze, appena il 4 per cento del totale annuale (oltre i 21 milioni e 800mila). La mancata destagionalizzazione è un problema sociale e va aggredito, altrimenti il turismo continuerà a offrire solo lavori precari e stagionali».

Il ritardo

Dal centrodestra sono intervenuti da tutti i partiti a sostegno della mozione Truzzu. Da Fausto Piga a Franco Mula in quota FdI. Da Antonello Peru e Alberto Urpi (Sardegna al centro e 20venti) a Umberto Ticca (Riformatori). Idem l’azzurro Gianni Chessa. L’assessora ai Trasporti, Barbara Manca, ha preso la parola per fare il riassunto «sulle interlocuzioni con i vettori, diciassette solo con Ryanair». Ma l’esponente della Giunta non ha chiarito la posizione della maggioranza. «Perché non ce l’ha», ha replicato Truzzu. Con una sottolineatura: «Ogni tanto sul bando Nuove rotte bisognerebbe avere l’onestà di ricordare che non è farina del vostro sacco, ma un lavoro che arriva dalla precedente maggioranza». Si continua oggi, come chiesto dal capogruppo di Sinistra futura, Luca Pizzuto. Ma un accordo sembra difficile.

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