Pierpaolo Murgia, avvocato, promotore di “Ambasciatori di Sardegna”, il progetto che unisce il mondo delle imprese in una grande alleanza per la continuità territoriale delle merci, è un grande studioso e appassionato di storia.
Avvocato, come ha scoperto la figura di Javotte Bocconi Manca di Villahermosa?
«Sono una persona molto curiosa. Leggo molto, e anche se non ho studiato alla Bocconi tutti i suoi ex alunni conoscono la storia di questa signora e dei tre sardi famosi (Fancello, Nivola, Pintori) chiamati dall'architetto Pagano proprio su sua indicazione. Quindi io l'ho scoperto semplicemente leggendolo da qualche parte. Ho poi potuto approfondire perché la signora Javotte apparteneva a una famiglia che conosco bene».
Che cosa l'ha colpita di più di questa di questa figura?
«Di questi tempi nessuno lascia il proprio patrimonio, sono cose molto rare. Donna Javotte, alla sua morte, ha lasciato il patrimonio della famiglia all’Università. Ma poi era una donna di un talento incredibile, nonostante non avesse grandi studi alle spalle, e la capacità di scegliere tre artisti sardi che lavoravano a Monza e che sono diventati tre leggende. Una donna straordinaria che va ricordata, come un po’ di donne sarde dimenticate che avevano valori morali oltre che professionali enormi».
Colpisce che non sia una storia così nota.
«Per questo vale la pena raccontarla».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
