Antonio Tajani avrà pure accontentato i suoi piazzando, con tre anni di anticipo, la bandierina di Forza Italia sul candidato presidente alle Regionali del 2029. Ma vista dagli alleati sardi, non si è rivelata una buona idea quella del leader nazionale azzurro, atterrato a Cagliari sabato per il congresso isolano (chiuso con la riconferma di Pietro Pittalis).
Primo rilievo
Tajani, il vicepremier, sembra aver sottovalutato l’atipicità del contesto isolano, sostanza da queste parti: l’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale è formata per metà da partiti made in Sardegna. Come i Riformatori. «Sono contento – premette il capogruppo Umberto Ticca – di vedere una forza politica in salute, che fa un bel congresso. Ma tutti i discorsi sulle elezioni del 2029 mi paiono prematuri: se il centrodestra vuole tornare a essere vincente, deve ascoltare i territori e i partiti regionali, una fetta importante del centrodestra sardo. Anche le ultime Amministrative dimostrano che dove si sono seguite le indicazioni locali, si è ottenuto un risultato migliore». Sul fatto che Tajani possa aver tirato così tanto la volata ai suoi per seppellire malumori interni, Ticca replica: «Questo non lo so. Ma non è importante: conta invece rispettare tutte le forze che compongono la coalizione, anche quelle non rappresentate a Roma».
Il rinforzo
Stefano Tunis, fondatore di Sardegna Venti/20, uno dei partiti regionali che insieme ai Riformatori hanno fatto l’exploit alle Comunali appena chiuse, parte ermetico. «È importante che le forze nazionali – dice il consigliere commentando la mossa di Tajani – tornino su livelli di rappresentatività tali da giustificare anche questo tipo di proposta». Nel secondo passaggio si intravede maggiormente la direzione dell’affondo: «Mi ha fatto piacere – è il riferimento al congresso azzurro – vedere una bella assemblea partecipata e ricca di spunti. Sono certo che sia un’ottima premessa perché Forza Italia torni su percentuali all'altezza della sua storia meno recente. Sarebbe una bella notizia per tutto il centrodestra». Tunis chiude durissimo: «Poi, non trattandosi di una procedura a sportello, ne discuteremo più in là». Per Stefano Schirru, un passato in azzurro, oggi bandiera di Alleanza Sardegna in Consiglio, l’ipoteca messa da Tajani «è il solito errore del centrodestra che pensa di dover aderire prima a un nome anziché a un programma. Invece per vincere le elezioni serve l’esatto contrario: costruire prima la più ampia convergenza su un progetto».
Le aperture
A riprova che per i partiti non esclusivamente sardi la prospettiva di analisi sia differente, c’è il commento di Francesco Mura, deputato e segretario regionale di FdI. La sua è una difesa a Tajani. «Un ministro tra i migliori della storia repubblicana e un grande leader di partito: non ha ipotecato il candidato presidente con tre anni di anticipo, ma evidenziato come il centrodestra riprenderà sicuramente la guida della Regione sarda, visto il fallimento del Campo largo. Detto ciò, è chiaro che dentro Forza Italia ci sono figure di grande esperienza. Noi facciamo i migliori auguri ai nostri storici alleati per il congresso appena concluso: oggi l’Italia continua a essere governata da un centrodestra di matrice berlusconiana, guidato da Giorgia Meloni». Per Alice Aroni, quota Udc del Consiglio regionale, «è legittimo e auspicabile che i partiti centristi si propongano per esprimere un candidato presidente. C'è bisogno di centro, c’è bisogno di equilibrio. In questi tre anni che ci separano dalla fine della legislatura, servirà concentrarsi sul programma di governo e sulla figura migliore che possa interpretarlo».
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