INVIATA
Pula. Persino il traffico di un mezzogiorno di febbraio finisce a passo d’uomo, e fa sudare freddo solo a immaginarsi qua in primavera, figurarsi d’estate. Nel collo di bottiglia della 195, il tratto fra Cagliari e la rotatoria di Macchiareddu danneggiato dalla mareggiata e incerottato provvisoriamente dall’Anas, basta il passaggio di un mezzo pesante, o un piccolo incidente (come accaduto venerdì mattina sul presto), per rallentare il via vai dei veicoli verso il capoluogo e in direzione di Capoterra, Pula e i centri della costa sud-occidentale. E il peggio è che qui l’Anas dovrà chiudere per avviare il cantiere, e, a poco meno di un mese dalla Pasqua e dall’avvio della stagione turistica, ancora non ha definito i tempi nè la mappa della viabilità alternativa.
La prova già fatta
«Non voglio fare il solito pessimista, ma ormai siamo alle porte del disastro», avvisa Beniamino Garau, sindaco di Capoterra. «Ciò che va fatto immediatamente», sottolinea, «è sistemare la dorsale consortile di Macchiareddu, perché qui dovrà riversarsi il traffico dopo la chiusura della 195, e tra buche, fossati e assenza di segnaletica, è oramai una strada molto pericolosa». La prova generale si è avuta quando, dopo il ciclone, la 195 è stata chiusa e sull’accidentato nastro d’asfalto dell’area industriale si sono create file chilometriche. La storia è nota: il Cacip, titolare della strada che obiettivamente serve mezza Sardegna, ha chiesto ad Anas di prenderla in carico, e ancora non c’è risposta. A marzo dovrebbe essere riaperta la strada Conti Vecchi e a maggio (chissà) consegnato l’ultimo tratto della 195 che si raccorda a Macchiareddu. «E allora perché», dice il sindaco di Capoterra, «Anas non sta facendo i lavori sulla dorsale consortile? Cosa succederà quando il traffico dovrà per forza riversarsi su quella strada?».
Tempi stretti
I sindaci di Capoterra, Pula, Villa San Pietro e Sarroch hanno chiesto alla Regione un cronoprogramma degli interventi sulla viabilità. «“La priorità è finire la 195”, ha detto la presidente Alessandra Todde», ricorda Walter Cabasino, primo cittadino di Pula. «Dopo l’emergenza che abbiamo vissuto, è evidente che bisogna accelerare e finire il tratto della quattro corsie che, con la bretella di Conti Vecchi, potrà dare respiro alla viabilità. Il nostro è un turismo di pregio, abbiamo alberghi di eccellenza, non possiamo continuare a presentarci con una rete viaria in queste condizioni». È quel che dice anche Concetta Spada, sindaca di Domus de Maria: «Ci sono enormi ritardi, ore di viaggio per chi arriva qui in vacanza da noi, ma vanno ricordati anche i disagi che quotidianamente affrontano i residenti: gli studenti, i lavoratori, chi per tante ragioni deve spostarsi».
Le auto incolonnate
Una strada sulla quale d’estate si viaggia al rallentatore, tra incolonnamenti e tappi intorno alle rotatorie. «Dall’aeroporto al Forte si arriva in meno di 40 minuti, mentre in alta stagione ci si può impiegare anche due ore», racconta un operatore del noleggio con conducente. Le file interminabili negli orari in cui la gente va e rientra dalla spiaggia, intasamenti tali da non far passare neanche l’ambulanza. Il tratto nuovo della quattro corsie riduce certamente i tempi, ma serve a poco se manca il contorno. Per chi viaggia in direzione Cagliari, dopo la galleria, sul tratto vecchio (Cacip, ma in pratica statale) è un susseguirsi di buche e avvallamenti.
I birilli dimenticati
«Perché questi lavori in tutto il mondo si fanno di notte e in Italia no?». Danilo Cacciuto, titolare di due alberghi e di uno stabilimento balneare a Pula e Nora, parla di «viabilità da terzo mondo». Solo per fare un esempio, aggiunge, «da tre anni, esattamente da maggio 2023, il tratto dal Forte Village fino a Cala Verde è delimitato per 70 centimetri con dei birilli gialli. Le pare possibile?».
L’auspicio
Sciatteria e tempi lunghi sottolineati da Nicola Palomba, titolare dell’hotel Costa dei Fiori a Pula. Che avverte: «Senza un intervento strutturale straordinario, il tratto della 195 eroso dal mare sarà sempre soggetto a cedimenti». Detto questo, «da un punto di vista turistico il vero collegamento da fare sarebbe dalla quattro corsie all’aeroporto. Ci confrontiamo con realtà che hanno metropolitane che vanno dall’aeroporto alle stazioni turistiche. Ovunque si realizzano interventi importanti, qui non riusciamo neanche a fare le strade».
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