Sestu.

Sul palco l’antica arte de “is fuetteris” 

I tradizionali spettacoli campestri con la frusta riportati in vita da tre giovani 

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C’erano una volta “is fuetteris”. Facevano schioccare rapidissima la frusta, mettendo in scena veri giochi di abilità. A Sestu erano tantissimi. E oggi ci sono ancora. Parte da un trio di giovani infatti l’idea di riportare al successo anche qui quella che è un po’ una passione, un po’ una disciplina.

La storia

Loro si chiamano Davide Murroni, 35 anni, Giuseppe Bullita, 30 anni, e Mauro Bullita, 35. Hanno organizzato un’esibizione lo scorso sabato a San Gemiliano, e 13 fuetteris, da Quartu, Soleminis, Dolianova e altri Comuni si sono esibiti davanti a un pubblico entusiasta.

«Non c’erano premi, tutto è partito dal desiderio di condividere questa passione», racconta Murroni. «Per me nasce da mio nonno, Antonio Cau, noto a tutti come Cozzedda, che era un carrettiere, che quando ero piccolo mi faceva salire con lui sul carro. La frusta si usava solo per dare il passo al cavallo», precisa.

«Per me è stato mio zio», continua Giuseppe Bullita, «Fabio Fois, lui monserratino e la moglie sestese, noto a tutti come “ Sa Stanghera ”, che mi ha fatto appassionare ai cavalli».

I tre raccontano senza nascondere emozione: «Finito il lavoro, i carrettieri si ritrovavano per fare dei giochi di abilità con la frusta, alle feste, in particolare dopo quella di san Giorgio».

I virtuosismi

E ci sono anche delle mosse, dei “trick”, come si dice oggi in inglese: «C’è sa bella rosa , un movimento diagonale dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, su fiorassu , uno schiocco alto sopra la testa, su trissetti , a lato in basso», elenca Murroni. E serve anche abilità: «La frusta, muovendosi ad alta velocità, supera la barriera del suono, facendo il suo caratteristico rumore, e, all’inizio, qualche graffio può capitare», svela Giuseppe Bullita. La frusta o sa fuetta , utilizzata, poi è quella tradizionale, composta da su manicu e sa lunza cioè la parte flessibile in pelle intrecciata e rilegata con lo spago, e poi sa punta falsa, sa doppia puntera , sa puntera .

L’emozione

Cosa rende speciale essere fuetteris? «Tutto parte dai bei ricordi», raccontano i ragazzi. «Io ho dedicato l’evento di sabato a mio nonno», spiega Murroni. «C’è divertimento e sfogo, perché serve un po’ di forza fisica», svela Mauro Bullita, «adesso noi facciamo parte dell’associazione La frusta del Campidano. Ci siamo esibiti in tutta Italia, altri sono stati pure in Spagna». I fuetteris a Sestu erano decine. «Ora siamo solo noi tre, ma sto coinvolgendo mio figlio Matteo, di 9 anni», racconta Murroni. «E io mio figlio Alessandro, di 11», continua Mauro Bullita.

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