I viticoltori del paese lanciano una campagna anti speculazione

«Sul futuro energetico e urbanistico dell’Isola decidano solo i sardi» 

Mamoiada difende le vigne  e le produzioni della nostra regione 

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Il luogo scelto per svelare l’iniziativa non è casuale. Trasmette identità, senso di appartenenza. Meraviglia condivisa. Sì, i vigneti secolari che cullano la chiesetta di Lorett’Attesu sono il bene più prezioso, per chi a Mamoiada ha deciso di dedicare una vita intera alla campagna e a quel Cannonau in purezza che riscuote ovunque consensi. All’orizzonte, però, si scorgono «gli invasori da fermare, prima che sia troppo tardi», ripetono in coro gli oltre cinquanta viticoltori che hanno firmato un documento che parte dal cuore della Barbagia ma abbraccia un’intera Isola. «No alla speculazione energetica in Sardegna: la terra non è una merce».

Speculazione

Dai fertili vigneti s’irradia un messaggio vigoroso. I viticoltori alzano il tiro, la rivolta è servita: «Tantissimi produttori di Mamoiada hanno sottoscritto un documento: di fatto, è una presa di coscienza forte e netta nei confronti di chi sfrutta la nostra terra per riempirsi le tasche di denaro e dividendi», tuona Giampaolo Paddeu, mentre indossa con piacere i panni del “capopopolo”. «Per questo invitiamo tutte le aziende vitivinicole della Barbagia e della Sardegna a unirsi a noi in questa battaglia che dev’essere di tutti. Serve unità d’intenti, chiediamo a tutti gli enti preposti che ogni scelta sul futuro energetico e urbanistico della Sardegna sia guidata da criteri di trasparenza, pianificazione e partecipazione. Chiediamo che venga riconosciuto il valore delle economie locali e che la tutela del paesaggio non sia considerata ostacolo allo sviluppo, ma una condizione essenziale».

Storia

«Il nostro vino nasce dal paesaggio, dalla cultura, dalla lingua, dalla storia delle famiglie che hanno continuato a coltivare queste colline quando sembrava più conveniente abbandonarle», rimarcano i viticoltori mamoiadini. «Per questo guardiamo con grande preoccupazione ai processi di speculazione energetica ed edilizia che stanno interessando la Sardegna. Non siamo contrari alle energie rinnovabili ma devono servire esclusivamente al fabbisogno energetico dei sardi». Luca Gungui, professione “giovane vignaiolo” - dopo aver “stracciato” un contratto da dipendente pubblico per dedicarsi ai suoi vigneti e a quel vino rosso che piace tanto pure agli americani - avvalora: «Dobbiamo difendere i nostri vigneti secolari a tutti i costi, ma non solo. La Sardegna non può essere vista, ancora una volta, come uno spazio da occupare. La nostra regione è un mosaico di economie locali, di bellezze, di tradizioni, che devono essere protette, salvaguardate e valorizzate».

Futuro in pericolo

I viticoltori rimarcano un concetto: si leva da Mamoiada ma trova applicazione in tutta l’Isola. «Diciamo un forte “no alla speculazione energetica in Sardegna”», rincara Gungui. «Noi siamo per il futuro, però a casa nostra pretendiamo di governarlo e di deciderlo noi». Sandro Cadinu, artigiano prestato all’enologia - una vita tra maschere della tradizione e vigneti da accudire - aggiunge: «Ho firmato il documento senza alcuna esitazione, siamo stanchi di subire: la nostra terra è sotto attacco, su tutti i fronti». Cadinu sottolinea: «Questi vigneti rappresentano il nostro futuro, quello del paese e della nostra comunità». Luca Gungui conclude: «Nei nostri vigneti non c’è spazio per le pale eoliche: c’è spazio solo per la bellezza. Dunque, dobbiamo difendere il territorio».

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