Dietro il tappo di sughero che sigilla un buon vino c'è il rituale estivo della decortica, che si rinnova tra maggio e agosto nel territorio di Gesturi, dove la maestria artigianale si trasforma in economia reale. Quest’anno la campagna si chiude con circa duemila quintali di materia prima di alta qualità, aggiudicata sulla pianta a oltre 120 euro al quintale: un'importante iniezione di risorse per il territorio, con un prodotto destinato al mercato interno, nazionale e internazionale, soprattutto quello del Portogallo, per la produzione di tappi e la bioedilizia.
Settore fiorente
Sull'altopiano lavorano una sessantina di persone: is bogadoris , che incidono la corteccia, e is pinnigadoris , che trasportano le pesanti lastre a spalla. Il lavoro de su bogadori richiede un'esperienza chirurgica: si tracciano le incisioni circolari in alto e alla base del tronco, congiunte da un taglio verticale, e successivamente si inserisce il manico dell'ascia tra la corteccia e il legno, facendo leva per staccare la lastra intatta, senza usare la lama per non ferire la pianta. Un colpo troppo profondo intaccherebbe il tessuto vivo sottostante, provocando lesioni permanenti al tronco o la morte della quercia.
Molto prodotto
La natura insegna i tempi dell’attesa, scanditi dalla legge regionale 4 del 1994, che impone la decortica ogni dieci anni, ma la suddivisione delle sugherete di Gesturi in dieci lotti garantisce alla comunità un'estrazione costante, sostenibile e un reddito certo ogni anno. «Quest’anno la qualità del raccolto è ottima grazie alle abbondanti piogge», spiega Claudio Casu, estrattore e guida della Fondazione Altopiano della Giara, che racconta i segreti di quest’antico rito anche ai tanti visitatori in escursione. L'acqua aumenta il flusso di linfa che scorre sotto la corteccia, nel felogeno, strato fluido che permette al sughero di “spogliarsi” con facilità; se il caldo estremo ritrae la linfa, il sughero si salda al legno e la campagna si blocca per non strappare le fibre.
La minaccia
Come precisa Casu, resta qualche criticità legata al fungo Armillaria mellea che indebolisce alcune piante, ma la vera sfida che si vuole vincere è la trasmissione del mestiere: «È un lavoro stagionale ben pagato – continua - ma sono pochi i giovani che vogliono imparare». Custodire questo sapere è parte integrante della missione della Fondazione Altopiano della Giara, garante di una biodiversità che trattiene tonnellate di CO₂ e in cui l'equilibrio tra uomo e natura resta insostituibile.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
