Il caso.

Su Murgia il colpo dello Strega «Era aggressiva perché brutta» 

Scontro tra i finalisti, poi Mari smentisce l’attacco alla scrittrice 

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Alta tensione tra i finalisti del premio Strega nel nome di Michela Murgia. Un passaggio decisamente insolito nella storia del premio letterario italiano più popolare, giocato in modo spiazzante fra il tono durissimo dei giudizi sulla scrittrice sarda morta il 10 agosto del 2023 e quello ipotetico e cauto sulla ricostruzione della vicenda, imposto dal fatto che il suo protagonista ha smentito le parole e gli accenti che gli sono stati attribuiti. Insolita anche l’ambientazione dell’episodio, visto che generalmente lo Strega fa parlare di sé per quel che viene detto sul palco, al momento della premiazione, mentre le parole che hanno acceso la polemica sarebbero state pronunciate sul pulmino che in questi giorni porta in tour i finalisti, che incontrano i lettori da Sud a Nord in attesa della serata finale, programmata per l’8 luglio in Campidoglio.

Sul minivan

Secondo la ricostruzione firmata su Repubblica da Raffaella De Santis e poi ripresa da da Natalia Distefano sul Corriere della Sera, durante il trasferimento verso Bisceglie, in Puglia ci sarebbe stato un duro confronto su Michela Murgia tra Michele Mari, lo scrittore che guida la sestina, e Teresa Ciabatti, anche lei in lizza. A bordo, con Mari e Ciabatti, c’erano anche Matteo Nucci ed Elena Rui. Secondo ricostruzioni al momento affidate a testimonianze indirette, Mari avrebbe collegato l’intransigenza e la rabbia della scrittrice e attivista di Cabras, morta nel 2023, a un’insoddisfazione personale e al suo aspetto fisico. Ciabatti avrebbe reagito, arrivando inizialmente a ipotizzare di ritirarsi dalla gara.

La reazione

Più specificamente, secondo quanto ricordato dagli interlocutori dei due quotidiani sul minivan Mari conversava con Elena Rui quando il discorso è capitato su Michela Murgia, che l’autore di “Tu, sanguinosa infanzia” e “Tutto il ferro della torre Eiffel” avrebbe definito «intransigente e violenta perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia», e «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza». Poi una diagnosi conclusiva e complessiva: «Tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose». A quel punto la reazione, asciutta e inequivocabile, di Teresa Ciabatti, amica di Michela Murgia: «Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male». Di certo colpisce quanto l’attacco attribuito a Mari corrisponda, nei toni, negli argomenti e negli aggettivi, agli stereotipi di genere che proprio Michela Murgia combatté nella sua carriera di polemista e opinionista oltre che di narratrice.

Il comunicato

Più tardi la nota di Mari (diffusa dalla Einaudi, la sua casa editrice) che conferma di aver avuto un confronto con l’autrice di “Adelmo, torna da me” e “Donnaregina”, ma nega di aver formulato quei giudizi così insultanti su Murgia. «In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando in merito a un mio diverbio con Teresa Ciabatti – dice il suo comunicato – tengo a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso. Con Teresa Ciabatti ci siamo poi chiariti, tanto che lei stessa mi ha detto di non voler dare seguito all'episodio. Mi sono comunque scusato con lei, se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita; così come non volevo certo offendere Michela Murgia , ma soltanto rievocare (peraltro in un contesto privato) un lontano episodio di reciproca incomprensione».

La Fondazione

Parole chiare, che tuttavia non sembrano dissolvere i dubbi sull’episodio, a giudicare dal comunicato diffuso dalla Fondazione Bellonci, che organizza il Premio Strega: «In relazione a quanto riportato dalla stampa circa le dichiarazioni attribuite a Michele Mari, la Fondazione Bellonci ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega». Tuttavia secondo la ricostruzione dell’Ansa l’intervento di Mari avrebbe convinto Ciabatti a restare in gara, mentre dopo il confronto con il collega scrittore avrebbe ipotizzato di autoeliminarsi per protesta dalla gara letteraria, oltre a valutare una prasa di posizione pubblica sull’argomento.

La classifica

Al momento Mari guida la sestina con “I convitati di pietra” (Einaudi), che ha ottenuto 280 voti; al secondo posto Matteo Nucci, con 242 voti per “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli). Terza Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani), 195, seguita da Teresa Ciabatti con “Donnaregina” (Mondadori), 184, e da Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” (Einaudi), 170. Infine Elena Rui con “Vedove di Camus” (L'orma), 163 voti. E intanto, dopo la tappa di ieri a Francavilla al Mare, oggi il minivan dei finalisti arriverà a San Benedetto del Tronto. Poi Selvazzano Dentro, Milano, Saint Vincent e Verbania, fino – come ricordava ieri Open – alla trasferta a Città del Messico dal 1° al 4 luglio con l’Istituto italiano di cultura, prima dell’ultima fermata a Velletri, in programma il 7 luglio, e della serata finale dell’8 in Campidoglio. Resta da vedere quale clima si respirerà sul pulmino e quanto sarà disinvolta la conversazione tra le penne in lizza per l’ottantesima edizione del premio. La prima, nel 1947, vide la vittoria di Ennio Flaiano con “Tempo di uccidere”, pubblicato da Longanesi.

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