La guerra.

Stretto di Hormuz, ancora bombe 

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Dopo settimane di stallo la guerra tra Stati Uniti e Iran registra una nuova escalation, con almeno otto petroliere degli ayatollah colpite in pochi giorni. In tutta risposta, Teheran ha annunciato che estenderà la zona soggetta a sanzioni attorno allo Stretto di Hormuz e questo, assieme all'acuirsi della crisi tra Houthi e Arabia Saudita, ha innescato una nuova fiammata del petrolio, spingendo il barile per la prima volta da luglio sopra i 100 dollari.

Gli Stati Uniti hanno colpito cinque petroliere iraniane che, per il CentCom, il Comando unificato delle Forze armarte Usa, fanno parte della flotta ombra utilizzata per finanziare i Pasdaran e i loro alleati regionali. Altre tre erano state bersagliate sabato scorso, dopo che l'Iran aveva lanciato missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. I raid americani hanno provocato l'immediata reazione iraniana, con le Guardie rivoluzionarie che hanno sferrato un attacco contro la base aerea giordana di al-Azraq e due navi Usa, oltre a diverse petroliere e altre imbarcazioni. Ma il CentCom parla di assedio «fallito».

La vera risposta dei Guardiani della Rivoluzione è la nuova stretta su Hormuz, non a caso definito dai Pasdaran «il nostro Stretto di potere». Attorno al passaggio strategico è stata infatti stabilita una nuova zona soggetta a sanzioni. L'estensione «partirà da Chabahar e comprenderà parti del Mare di Oman e del Mar Arabico, oltre alle rotte che conducono a Hormuz», ha annunciato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi. «Lo Stretto rimane il riferimento per l'ingaggio militare, ma la nuova area sarà soggetta a sanzioni».

Le posizioni non potrebbero essere quindi più lontane. Ogni volta che l'Iran «prenderà di mira navi della Marina statunitense, perderà petroliere», è il monito del segretario di Stato americano, Marco Rubio. Per i Pasdaran, se gli Usa vogliono la fine della guerra devono fermare «ogni attacco e minaccia». Non solo: «L'esercito del regime sionista deve ritirarsi dal Libano, l'assedio allo Yemen deve cessare, i 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati devono essere sbloccati e devono cessare tutte le interferenze nelle attività nucleari e missilistiche dell'Iran».

Ad infiammare i mercati dell'energia è anche il fronte che gravita attorno all'altro stretto strategico della regione, Bab el Mandeb, punto di accesso alla rotta marittima per il Mar Rosso verso Suez. Lì la Repubblica islamica sta intensificando la pressione sull'Arabia Saudita con l'aiuto dei suoi alleati, gli Houthi mentre Riad ha risposto con oltre 30 attacchi aerei su diverse regioni, tra cui le aree critiche di Taiz e Hodeida.

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