Il femminicidio di Spoleto.

Strangolò la moglie in casa: ergastolo. Il Pm chiedeva 30 anni 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Terni. Ergastolo per l’agente di commercio 48enne Nicola Gianluca Romita, accusato di avere ucciso la moglie Laura Papadia, 36 anni, vicedirettrice in un supermercato, trovata strangolata in casa, a Spoleto, il 26 marzo del 2025. La Corte d’Assise è andata oltre i 30 anni chiesti dal pm Alessandro Tana. Romita è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale (la fattispecie di femminicidio è stata introdotta nel dicembre 2025, successivamente all’accaduto). Lui, Romita - che fu bloccato dopo aver minacciato di gettarsi dal ponte delle Torri di Spoleto e agli agenti disse: «Ho ucciso la mia compagna» - ieri «non ha proferito parola - ha detto ai giornalisti il suo legale, l’avvocato Luca Maori - ha chiesto solo di non abbandonarlo e di andare avanti. Che è quello che faremo». Per Maori, che annuncia il ricorso in Appello, «è una pena non giusta. Ha commesso un fatto gravissimo, certo, ma sussistono questioni ancora da approfondire, in primis la perizia psichiatrica. Senza dimenticare che appena accaduto il fatto, si è reso subito partecipe mettendosi a disposizione degli inquirenti». «Ci sono due ergastoli, uno giudiziario e uno emotivo rappresentato dal dolore dei familiari di Laura che non possono più abbracciarla - dice l’avvocato Filippo Teglia, legale dei Papadia – Il bilanciamento - ha osservato l'avvocato Teglia - è fra questo ergastolo sancito dalla Corte e quello patito dai familiari di Laura. Se siamo soddisfatti? E' sempre una sconfitta per tutti: c'è una persona che, salvo sentenze diverse, finirà i suoi giorni in carcere, e dall'altro lato una persona che non tornerà più dai suoi cari». Ed è quello che ha ripetuto ieri il papà di Laura: «Ho creduto fino adesso alla giustizia e questa è stata una cosa che mi ha rincuorato ma è una situazione troppo particolare, mi sento ancora scosso. Laura è meravigliosa, non me la daranno più, non c’è più. C’è solo la cappella dove potere andare a pregare».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?