Turismo

«Storia e ambiente, a Pula puntiamo anche sulla bassa stagione» 

Il sindaco e la Fondazione: «Bisogna evitare l’overtourism»  

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Pula . Dal suo negozio di giocattoli che affaccia sulla piazza, Angioletta Loi ha visto crescere il paese che, nel volgere di poco più di mezzo secolo, da centro agricolo è diventato una destinazione turistica. Ottantasette anni e il sorriso di ragazza, la decana dei commercianti di Pula ricorda di quando il padre, erano i Cinquanta del Novecento, forniva il pesce fresco e le cassette di frutta e verdura a Is Morus, l’albergo che inaugurò la prima stagione nel 1955, e in tutta la costa sud della Sardegna era il solo assieme a qualcuno di Villasimius.

I numeri dell’ospitalità

Oggi gli alberghi sono 38, di cui la metà a quattro e cinque stelle (a cui si aggiungono una quarantina tra b&b e affittacamere, oltre a migliaia di seconde case per un totale di quasi 10.200 posti letto), e il paese che un tempo aveva la sua ricchezza nei campi coltivati, oggi conta le presenze turistiche, 602mila l’ultima registrazione, oltre centomila in più rispetto all’anno precedente. Il mare da cartolina e le meraviglie dell’area archeologica di Nora spiegano solo in parte la ragione di questo incremento, e se c’è da mettere in conto i dati dell’emersione di tante attività dell’extralberghiero prima gloriosamente in nero, non si può non riconoscere un merito anche all’attività di promozione (tra fiere e web), alle tante iniziative di ogni tipo, a un lavoro di destagionalizzazione dell’offerta purtroppo non sostenuto dai collegamenti aerei.

Tendenza da invertire

«Il mercato c’è, le richieste pure», sottolinea Clara Pili, 50 anni, esperta di marketing territoriale e direttore generale della Fondazione Pula Cultura Diffusa. «Insomma, si potrebbe fare moltissimo anche tra novembre e febbraio, ma il crollo del numero dei voli a fine ottobre è un problema enorme che andrebbe risolto, puntando dapprima a far restare le compagnie anche a novembre». La Fondazione gestisce dal 2022 i beni di Pula, di cui l’area archeologica di Nora è a ben vedere la punta di diamante. «Nel triennio siamo passati da 72mila accessi a 111mila. Una crescita seguita a una precisa strategia scelta per aumentare i flussi in bassa stagione. Puntiamo a invertire la tendenza per cui chi viene in Sardegna sa che c’è Nora e viene a visitarla; vogliamo far sì che i turisti arrivino per vedere Nora, per poi distribuirsi nel territorio».

Il problema da evitare

Si lavora per crescere, ma attenti ai pericoli dell’overtourism. «A parte l’impatto su un ambiente fragile, creerebbe problemi al territorio che non ha i servizi per reggere numeri importanti», dice Clara Pili. Ne conviene anche il sindaco Walter Cabasino. «Proprio per questo stiamo cercando di diversificare i target», puntualizza. «Va bene il turismo balneare, ma puntiamo anche sul turismo culturale che ci permette di lavorare tutto l’anno. Intendiamo mettere a sistema un percorso che comprende la laguna di Nora, gli scavi, le torri costiere, le chiese, la Batteria Boggio».

Luci e ombre

Ettore Caboni, 54 anni, vicepresidente dell’associazione dei commercianti Vivi Pula, sottolinea un fattore di attrazione spesso sottovalutato. «Questo è un paese vivo, che conserva il senso di comunità. Il che piace ai turisti». Ancora troppi però, dice Daniela Medau, 56 anni, guida turistica e operatrice dell’infopoint, «chiedono “Cosa possiamo vedere qui?”. Segno che il turista ha scelto la destinazione Sardegna, non direttamente Pula. Ecco, si sta lavorando per far sì che arrivino quanto più motivati e consapevoli delle bellezze del nostro territorio». Gira e rigira, invece, dal fronte degli albergatori si torna sempre al tasto dolente dei collegamenti aerei. «Sperando che la nuova continuità territoriale funzioni meglio e porti miglioramenti al sistema, è auspicabile un sostegno alle rotte internazionali pure nei periodi di blackout, magari gradualmente», avvisa Nicola Palomba, 54 anni, titolare dell’albergo Costa dei Fiori. Per iniziare, magari.

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