Belle, anche da vedere. Erano solite muoversi tra la strada per il mare e la laguna di Feraxi, a Muravera. I turisti si fermavano per fotografarle. Erano la vita di Antonio Cannas e della sua famiglia, una storica famiglia di allevatori. Centonovanta mucche – quasi tutte sane e comunque vaccinate - che da ieri non ci sono più. Sono state abbattute perché quattro di queste sono state colpite dalla dermatite bovina.
A nulla sono valsi gli appelli degli amministratori comunali del Sarrabus e di un’intera comunità. Tra i primi a muoversi, lunedì scorso, il Comune di Muravera. «Abbiamo preso parte ad un vertice in Prefettura – spiega l’assessore al Turismo Matteo Plaisant – chiedendo di fermare l’abbattimento. Ci hanno detto che non c’era alcuna via d’uscita. Anzi, avevano intenzione di bloccare anche le strade di accesso a Feraxi. Ci siamo opposti, almeno sul quel fronte non si è andati avanti».
Le reazioni
Il sindaco di Castiadas Eugenio Murgioni aveva scritto alla Regione e alla Prefettura. «Come può una legge – si chiede – consentire questo? Non è umano. Ho chiesto la massima trasparenza rispetto alle valutazioni che hanno portato all’adozione dei provvedimenti, l’attivazione di adeguate misure di supporto per gli allevatori coinvolti e l’avvio di un confronto urgente tra istituzioni, servizi veterinari e rappresentanze del comparto agricolo».Molto amareggiato Gian Piero Cuccu, assessore del Comune di San Vito e una vita – anche lui – nella laguna di Feraxi: «Forse mi è sfuggito – sottolinea – ma non ho visto associazioni ambientaliste mobilitarsi per scongiurare il massacro di una intera mandria sana. Non riesco a trovare neanche parole di conforto da rivolgere alla famiglia Cannas, posso solo immaginare il dolore nel vedere svanire il lavoro di una vita».Da parte del consigliere regionale e sindaco di Villaputzu Sandro Porcu «la più sincera vicinanza agli allevatori colpiti dai recenti casi di dermatite bovina. Sono famiglie di grandi lavoratori che stanno affrontando una prova durissima che non è solo economica perché coinvolge il lavoro, i sacrifici e la dedizione di una vita intera. Sono convinto che le istituzioni metteranno in campo tutti gli strumenti necessari per accompagnarli e supportarli».
In una lettera firmata “dalla comunità di Feraxi” viene ribadito che «è stata distrutta la vita di sacrificio di tre famiglie che hanno amato e accudito questi animali anche nei tempi della siccità. È difficile credere che non ci possano essere state alternative ad una scelta così radicale. Il luogo ma soprattutto l’alta qualità del bestiame potevano essere una preziosa occasione di studio di questa patologia animale per creare nuove modalità terapeutiche preventive». Ed invece «questo scempio cieco e brutale rischia di avere un effetto negativo sugli altri allevatori che, non sentendosi tutelati, in futuro preferiranno nascondere i capi ammalati».
Raccolta fondi
Antonio Cannas e la sua famiglia hanno scelto di vivere questo difficile momento con grande dignità e in silenzio. Con un gesto per nulla scontato hanno chiesto di fermare una raccolta fondi appena attivata da Giorgio Fanni, imprenditore di Muravera e loro amico (con tantissime donazioni in meno di un’ora: saranno restituite). Come dire, casomai ce ne fosse bisogno, che nessuna somma può compensare la perdita di una mandria che era la loro famiglia (alcune mucche avevano anche il nome). «Ringraziamo davvero tutti - sono le parole di Francesco Cannas, figlio di Antonio – per il buon cuore e la solidarietà ricevuta».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
