Il conflitto

Stati Uniti e Iran, tregua a rischio 

Trump minaccia e Teheran risponde, poi l’annuncio: martedì nuovo incontro 

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Washington. Quarto giorno di ostilità tra Stati Uniti e Iran e all’orizzonte non si vedono segnali di de-escalation. Donald Trump e i pasdaran si sono lanciati le minacce più pesanti delle ultime settimane mentre gli alleati americani nel Golfo continuano a subire gli attacchi di Teheran. Secondo il Wall Street Journal, gli ultimi scontri avrebbero fatto saltare una seconda fase di colloqui sulle questioni più controverse, tra cui il programma nucleare iraniano, che si sarebbero dovuti tenere già nel weekend appena trascorso in Svizzera. Axios, tuttavia, ha riferito ieri sera che Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere i reciproci attacchi nello stretto di Hormuz e di tenere un incontro martedì a Doha.

L’escalation

Dall’attacco a una petroliera nello stretto di Hormuz giovedì scorso e dalla risposta di Washington, il cessate il fuoco siglato il 17 giugno appare sempre più fragile. Trump, in un post su Truth, ha avvertito di essere pronto a «spazzare via la Repubblica islamica» se gli Stati Uniti fossero costretti a tornare in guerra. In parallelo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha minacciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, sostenendo che l’Iran lo controllerà in modo esclusivo per 30 giorni.

Poco dopo, il presidente americano ha annunciato nuovi raid: «Gli aerei degli Stati Uniti hanno colpito depositi iraniani di missili e droni, postazioni radar costiere e infrastrutture militari per aver violato il cessate il fuoco». Il Comando centrale Usa aveva già riferito di aver colpito dieci obiettivi nei pressi di Hormuz, tra cui sistemi di sorveglianza, comunicazioni, difesa aerea e capacità di posa di mine, in risposta a un nuovo attacco dei pasdaran contro la petroliera Kiku.

Trump ha poi alzato ulteriormente il tono: «È molto probabile che non impareranno mai la lezione. Potrebbe arrivare un momento in cui non saremo più in grado di usare la ragione e saremo costretti a portare a termine militarmente l’opera. Se accadrà, la Repubblica islamica dell’Iran cesserà di esistere».Dal canto suo, Araghchi ha ribadito che «qualsiasi interferenza nel processo di definizione di un nuovo accordo nello stretto di Hormuz aggraverà la tensione e complicherà la situazione, ritardando la riapertura della via navigabile». Ha inoltre affermato che, in base a un’intesa tra Iran e Stati Uniti, la gestione dello stretto tornerebbe sotto controllo iraniano per 30 giorni, precisando che «nessun altro Paese ha responsabilità al riguardo».

Basi Usa nel mirino

Nel frattempo i pasdaran hanno rivendicato attacchi contro Kuwait e Bahrein. Secondo la loro versione, la Marina e l’aeronautica iraniana avrebbero lanciato missili balistici e droni contro la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait e contro la Quinta Flotta navale americana a Port Salman, nella capitale Manama, in risposta ai raid statunitensi.Gli attacchi, tuttavia, non avrebbero causato vittime. Un funzionario americano, citato dal New York Times, ha riferito che non sono stati registrati danni significativi né impatti rilevanti sulle installazioni Usa. Il Bahrein ha chiesto una risposta internazionale, definendo «inaccettabile» l’azione iraniana: «Il continuo atteggiamento di sfida di Teheran nei confronti della comunità internazionale richiede una risposta ferma», si legge nella nota del ministero degli Esteri, che invita il Consiglio di sicurezza dell’Onu a convocare una sessione straordinaria.

In Libano invece, Israele ha annunciato di aver «distrutto l’infrastruttura terroristica sotterranea di Hezbollah nell’area del villaggio di Majdal Zoun, nel Libano meridionale». La struttura, lunga oltre 200 metri e a una profondità di oltre 25 metri, conteneva centinaia di armi e diversi pozzi di lancio destinati a colpire Israele, che ha informato preventivamente gli Stati Uniti.

La crisi tra Stati Uniti e Iran resta così in una fase ancora molto instabile, in attesa che le trattative riprendano.

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