Milano. Sarà libero solo quando avrà finito di scontare la pena tra un paio di anni, tenendo conto anche dei benefici della liberazione anticipata accumulati nel suo percorso da detenuto modello, per come risulta dalle relazioni dell’equipe di Bollate. Da quattro giorni, però, non deve più tornare in carcere nemmeno la sera e per lui questo è sicuramente «un nuovo inizio», perché può vivere con più serenità tra lavoro e affetti, come già faceva nell’ultimo anno, anche se poi doveva rientrare dietro le sbarre a dormire. Il pensiero fisso di Alberto Stasi, a ogni modo, resta quello di vedere cancellata quella condanna a 16 anni, che ha quasi finito di espiare, per poter dimostrare a tutti di essere innocente. «Stiamo preparando la revisione», ha detto con tono pacato e fermo davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano nell’udienza di venerdì scorso. Di fronte a quei giudici che poi lo hanno scarcerato concedendogli l’affidamento in prova ai servizi sociali, a cui aveva dato parere favorevole anche la sostituta pg Valeria Marino. Un procedimento, quello sull’esecuzione pena, del tutto slegato da quello di revisione che deve ancora partire.
L’ex bocconiano e contabile, però, rispondendo a poche domande dei magistrati ha fatto riferimento pure al lavoro della sua difesa - da lui condiviso con lo studio in prima persona degli atti della nuova inchiesta pavese - per arrivare depositare l’istanza alla Corte d'Appello di Brescia, con cui punta a spazzare via la condanna del 2015 per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Nel frattempo, la Procura generale sta valutando se presentare o meno una propria istanza, dopo che la Procura di Pavia ha sollecitato la revisione. Il lavoro di studio degli atti «sarà ancora lungo». Non sarà una questione di giorni, ma almeno di settimane.
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