La crisi

Stangata sulle famiglie, 1.300 euro in più all’anno 

Il caro-vita sta erodendo gli stipendi dei sardi: dalla luce ai trasporti, il conto è sempre più salato 

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Il borsellino delle famiglie sarde è sempre più vuoto. I rincari generalizzati stanno erodendo il potere d’acquisto degli stipendi, in un mercato libero che continua a far salire i prezzi. Dalla frutta ai trasporti, dalla luce ai prodotti per la cura della persona. «Una volta c’è la scusa della guerra, un’altra è colpa dell’inflazione», protestano le associazioni dei consumatori. Dai negozi alla grande distribuzione il j’accuse è rispedito al mittente. Ma la stangata non è più sopportabile: si arriva a un conto annuo di oltre 1.300 euro, quando ci sono anche figli da crescere.

Quadro generale

La stima provvisoria sul caro-vita, valida da Aosta a Canicattì passando per Cagliari e l’Isola intera, l’ha fatta il Codacons. «Per una famiglia con due figli si arriva a 1.324 euro e mai sotto i 959, con gli aumenti registrati da gennaio a oggi». I carburanti, che pure hanno fatto segnare in un anno rincari da paura (+27% il diesel, +16,4% la benzina), non sono la sola fonte che drena soldi. «È il costo della vita in generale che si livella verso l’alto, secondo una progressione senza precedente», dettagliano dall’associazione dei consumatori.

Le voci principali

Per capire l’entità degli aumenti, è sufficiente la lista. Nerissima: solo negli ultimi due mesi, legumi a +9,9%, ortaggi a +8,6%, la frutta viaggia intorno all’8%. «Nessuna forzatura – dice da Confesercenti di Cagliari e provincia il direttore Nicola Murru –: i prezzi al dettaglio aumentano perché gli aumenti ricadono a cascata su tutta la filiera, i commercianti non si stanno arricchendo». Fatto sta l’Adoc, l’Associazione per la difesa e l'orientamento dei Consumatori, sulle vendite alimentari segnala una crescita in valore del 3,9% a fronte di un +1,5% in volume: vuol dire che le famiglie, nel carrello, sono costrette a mettere sempre meno cibo a fronte di prezzi più alti. I trasporti non fanno eccezione: traghetti a +6%, biglietti aerei nazionali a +18%. Dal bagnoschiuma allo shampoo è un’altra stangatina da +3%. Sull’energia anche le tariffe Arera, con il servizio elettrico delle cosiddette tutele graduali, sono salite a luglio del 9,7%, +4,6% su base trimestrale, mentre sul mercato libero si viaggio intorno a +18% rispetto a giugno per arrivare a +20% del gas. Anche i centri estivi per i bambini, indispensabili con le scuole chiuse quando la rete allargata dei parenti non può garantire sostegno, hanno un costo lievitato del 27% in tre anni.

L’appello

«Il caro vita – dice Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna – sta diventando una vera emergenza sociale. Le tensioni internazionali e le crisi energetiche hanno spinto verso l’alto i costi, ma non è accettabile che il conto continui a essere scaricato sulle famiglie, sui lavoratori e sui pensionati, mentre salari e pensioni faticano a tenere il passo con l’aumento dei prezzi». Dal sindacato ricordano che «già lo scorso anno i prezzi dei prodotti alimentari erano aumentati del 24,9%, ben oltre l’inflazione generale e circa una famiglia su tre era era stata costretta a ridurre persino la spesa alimentare». Adesso «la situazione adesso non è migliore». E lo scenario pesantissimo: «Quando aumentano contemporaneamente pane, pasta, benzina, luce e gas, non stiamo più parlando di consumi voluttuari ma della vita quotidiana delle persone». Per la leader della Uil occorre «passare dai provvedimenti emergenziali a misure strutturali. Serve alleggerire l’Iva sui beni di prima necessità, bisogna intervenire sui costi energetici e sulla tassazione dei carburanti, è necessario rafforzare il controllo sulla formazione dei prezzi, contrastando speculazioni e aumenti ingiustificati. La Uil chiede chiediamo una politica nazionale e regionale che rimetta al centro salari, pensioni, famiglie e tutela dei consumatori. Il costo delle crisi non può continuare a ricadere sempre sugli stessi cittadini».

L’ultima fotografia

La cartina di tornasole sulle difficoltà economiche delle famiglie è data dalle vacanze: visti i prezzi, stando al campione intervistato dall’Osservatorio 'Osservatorio longitudinale sulla propensione turistica, 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato al Ferragosto fuori casa, con una notte di pernottamento, proprio per via di hotel e b&& troppo cari: la Sardegna non ha fatto eccezione, secondo regione in Italia con un +7,6% sul costo degli alloggi, dietro la Liguria (+9%) e davanti al Trentino Alto Adige (+4,1%). Vero che nelle isole, proprio per via del mare sotto casa, si rinuncia con più facilità alle ferie estive, ma in questo caso non c’entra l’abitudine: a determinare la scelta è stato il portafoglio.

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