Il caso.

Stadio, il nome “Gigi Riva” è a rischio 

Farris: «Il Pef dell’impianto prevede la cessione dei diritti di denominazione» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Come nei migliori libri gialli la vicenda del nuovo stadio del Cagliari Calcio riserva sorprese. Colpi di scena che prendono corpo dall’analisi del Pef (Piano economico finanziario) presentato dalla società di Tommaso Giulini e si materializzano nel botta e risposta, spesso sui social, tra due attori principali della vicenda: l’assessore allo Sport Giuseppe Macciotta e il consigliere di minoranza Giuseppe Farris. Entrambi avvocati di spessore, sanno bene che le norme sugli appalti pubblici non ammettono errori.

Nel nome di Gigi Riva

Che la vicenda non stia prendendo la piega giusta lo dimostra l’ultima dichiarazione del consigliere di minoranza: «Ho scoperto che il Pef prevede la cessione dei diritti di denominazione del nuovo stadio a Unipol». Ai cagliaritani toccate tutto ma non il mito. «lo stralcio del Pef, a pagina 36, prevede 2,5 milioni di euro di ricavi per il primo anno, a salire fino a 3,3 milioni al sesto anno. In pratica il nome lo decide Unipol e non credo che paghi per intitolarlo a Gigi Riva». La scelta del nome parte da lontano. «Una decisione presa all’unanimità dal Consiglio comunale con una mozione del 21 marzo 2023. Atto – prosegue Farris – peraltro adottato solo dopo aver ricevuto il consenso dello stesso Riva. Nulla contro gli sponsor, ma il nome dello stadio non può essere un dettaglio commerciale».

La lettera

Il confronto tra l’assessore allo Sport e il Cagliari calcio è incentrato sul diritto di superficie per 50 anni richiesto dal Cagliari e bocciato dalla Giunta (dopo un’interrogazione scritta dello stesso Farris), che è decisa a consentire solo la concessione d’uso. «Il Cagliari Calcio ha fatto sapere che avrebbe inviato una nota al Comune, lettera che però non è ancora arrivata», spiega Macciotta. «Questo diritto di superficie non saremo mai in condizione di concederlo e tra l’altro il nulla osta dovrebbe passare attraverso il Consiglio comunale», affermava deciso l’assessore nell’Aula di Palazzo Bacaredda. «Riteniamo che la proprietà non può che rimanere della città per tutto il periodo della concessione. Il diritto di superficie ci spoglia del possesso per 50 anni, titolarità che riacquisiremo alla fine del rapporto, e ci espone al rischio che un’eventuale inadempimento della società proponente possa determinare un’azione del creditore verso lo stadio che in quel momento è nella disponibilità del Cagliari calcio e assoggettabile all’esecuzione forzata. Il nostro dissenso è fondato sull’attuale situazione di fatto. Sempre disponibili a un confronto in linea con le norme in vigore e l’interesse pubblico».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?