C’è il nodo del diritto di superficie. Ormai noto. C’è poi quello sul valore del canone di concessione annuale. Anche quello abbastanza conosciuto. Poi c’è la questione dei parcheggi attorno all’impianto che il Cagliari sembra voler gestire in un modo e il Comune in un altro. E poi chissà cos’altro. Sul nuovo stadio l’amministrazione e il Cagliari giocano una partita a scacchi: ogni mossa dell’uno innesca una contromossa (ultimamente a sorpresa) dell’altro.
I dubbi
Dopo la presentazione del Pef, lo scorso dicembre, da parte della società rossoblù, sono ancora molti i problemi (tecnici, economici, amministrativi) da risolvere che gettano ombre sul futuro del nuovo impianto. E, con il tempo che trascorre inesorabilmente, si fanno avanti anche i dubbi sulla possibilità di salire sul treno per Euro 2032 (ma questo sarebbe il male minore). Per l’Uefa, è noto, chi ha uno stadio da costruire (come Cagliari) deve cominciare i lavori entro il termine massimo di marzo 2027. Ora, di fronte a questa incertezza generale, ci vuole vedere chiaro il Consiglio comunale che tutto insieme, maggioranza e opposizioni, primo proponente il presidente Marco Benucci, porta il aula il dibattito, solleva interrogativi e chiede risposte.
I nodi da sciogliere
Premessa: Comune (Regione) e Cagliari, da sempre, nonostante l’impasse burocratica che segna la vicenda dello stadio negli ultimi dieci anni, vogliono arrivare a dama e costruire il nuovo stadio (finanziato anche con 60 milioni di euro di risorse regionali e comunali). Dopo la presentazione del piano economico finanziario, però, qualcosa si è inceppato: «Il nuovo stadio rappresenta un’infrastruttura strategica per Cagliari, non solo sotto il profilo sportivo ma anche economico e urbano», per il ruolo che ha nell’ambito della rigenerazione urbana di Sant’Elia, spiega il presidente dell’assemblea a Palazzo Bacaredda Marco Benucci. «Tuttavia voglio essere altrettanto chiaro: lo stadio si deve fare, ma non a tutti i costi. L’interesse pubblico viene prima di tutto e sarà il nostro criterio guida in ogni decisione». Il riferimento, qui, sembra proprio al diritto di superficie che il Cagliari vorrebbe mantenere per sè (come contropartita per le banche), mentre il Comune ha già detto che, nell’interesse di tutta la collettività, non vuole cederlo. Su questo fronte, però, qualcosa si muove: secondo indiscrezioni, nelle scorse settimane la società rossoblù avrebbe manifestato la volontà di mantenere il diritto di superficie senza metterci sopra l’ipoteca, soluzione che andrebbe bene alle banche e anche al Comune (ma per questo si dovrebbe esprimere il Consiglio?).
La concessione
Un’altra partita è sul canone di concessione che il Cagliari proponeva di 50mila euro l’anno e che per il Comune è considerato troppo basso. «Come amministrazione abbiamo già messo risorse rilevanti: 10 milioni da parte del Comune e 50 milioni da parte della Regione. Questo significa che c’è un investimento pubblico significativo che deve essere tutelato con la massima attenzione e responsabilità. Per questo motivo si valuta il Pef con grande rigore, approfondendo tutte le criticità emerse, a partire dai temi del diritto di superficie, del canone e della sostenibilità complessiva dell’operazione. Vogliamo capire fino in fondo quali siano le ulteriori richieste del Cagliari Calcio e quale sia il quadro complessivo», spiega ancora Benucci. «Quali segreti dovranno essere rivelati sullo stadio? Dopo mesi in cui la maggioranza ha affermato che era tutto sotto controllo e che non aveva senso dubitare, ora lo stesso centrosinistra chiede chiarimenti su come stanno veramente le cose? Questo atteggiamento è incomprensibile: lo stadio è troppo importante perché lo si utilizzi per giochi politici», dice Roberto Mura (Alleanza Sardegna). Martedì in aula tutta la verità.
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