Il mondo della letteratura internazionale perde una delle sue voci più spietate e radicali. È morto lo scrittore e regista giapponese Ryū Murakami. Aveva 74 anni. La notizia del decesso, avvenuto il 17 ottobre, è stata diffusa dalla casa editrice Gentosha soltanto nelle ultime ore, rispettando la volontà della famiglia di celebrare i funerali in forma strettamente privata. Nel comunicato ufficiale non sono state rese note le cause della morte.
Lo stile
La scomparsa di Ryū Murakami priva il Sol Levante del suo enfant terrible, l’autore che per mezzo secolo ha squarciato il velo del perbenismo borghese per esplorare le cantine più buie della metropoli contemporanea. Spesso confuso all'estero con il celebre omonimo Haruki Murakami (con cui non aveva alcun legame di parentela), Ryū incarnava l’esatto opposto stilistico del collega. Laddove Haruki ha costruito imperi letterari sulla malinconia, il jazz e il realismo magico, Ryū ha affondato le mani nel cemento torbido e armato di Tokyo, raccontando senza sconti la solitudine urbana, la violenza psicologica e la decadenza sociale.
La bio
Nato a Sasebo nel 1952, Murakami si impose sulla scena globale nel 1976 con il folgorante e controverso debutto “Blu quasi trasparente”. Scritto quando era ancora uno studente universitario, il romanzo si aggiudicò il prestigioso Premio Akutagawa, scioccando i critici dell’epoca. Il libro offriva un ritratto crudo, psichedelico e largamente autobiografico di una gioventù bruciata che gravitava attorno alla base militare statunitense di Yokota, divisa tra l’abuso di droghe, il rock e una strisciante apatia autodistruttiva. Quella prosa viscerale divenne immediatamente il manifesto di una generazione alienata, incapace di integrarsi nel rigido modello produttivo del miracolo economico nipponico.
I capolavori
I decenni successivi hanno confermato la sua urgenza narrativa attraverso una serie di capolavori shock tradotti in tutto il mondo. Tra questi “Coin Locker Babies” (1980), tragica epopea metropolitana di due neonati abbandonati negli armadietti della stazione che crescono in una società brutale, e “Tokyo soup” (1997), una spaventosa discesa negli inferi del turismo sessuale a luci rosse di Shinjuku. Grande riscontro ha avuto anche il thriller psicologico “Audition”, da cui il regista Takashi Miike ha tratto un leggendario horror cinematografico diventato di culto in Occidente.
Il cinema
L’eclettismo di Ryū Murakami si è espresso anche dietro la macchina da presa: come non citare lo strepitoso “Tokyo Decadence” (1991). «Ha vissuto la vita a tutta velocità, spendendo la sua carriera a pubblicare instancabilmente opere rivolte a un pubblico giovane», ha dichiarato l'editore Gentosha nella sua nota di cordoglio. Il Giappone perde il suo cronista più implacabile, un pioniere estetico che ha saputo trasformare il disagio e le contraddizioni della modernità in pura avanguardia letteraria.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
