L’inchiesta.

Spaccio a Palazzo Gariazzo: otto condanne 

Ventisette anni di carcere per Sanna, agli altri imputati pene tra 6 e 14 anni 

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Per la Dda Palazzo Gariazzo era diventato il quartier generale dello spaccio, una “piazza” destinata allo smercio della droga protetta da vedette e con gli inquilini intimiditi che dovevano accettare il continuo andirivieni di spacciatori e acquirenti. Ieri pomeriggio, dopo una lunga camera di consiglio, per la presunta organizzazione che avrebbe messo in piedi il traffico illecito, sono arrivate otto condanne pesantissime: la più alta, a 27 anni di carcere, è stata inflitta a Umberto Sanna, ritenuto uno dei capibanda. Per lui l’accusa aveva chiesto in mattinata trent’anni di reclusione.

Operazione “Dama”

La sentenza riguarda l’inchiesta della Dda che portò al blitz “Dama” dei carabinieri del Ros: 33 misure cautelari, di cui 18 in carcere, 10 ai domiciliari e 5 obblighi di firma. Una presunta associazione a delinquere capace di smerciare migliaia di dosi a settimana, con turni di sentinelle all’ingresso dello stabile e un sistema di controllo del quartiere. A coordinare gli investigatori della Dda era stata la sostituta procuratrice Rossana Allieri che, al termine del dibattimento davanti alla Prima sezione penale, presieduta dal giudice Gianluigi Dettori (a latere Antonella Useli Bacchita e Federico Loche), ha chiesto e ottenuto condanne pesantissime dal Tribunale. Il presunto capobanda, Efisio Mura, all’epoca difeso dall’avvocato Teresa Camoglio, sta già scontando una condanna definitiva a 14 anni e 8 mesi perché aveva scelto l’abbreviato.

Le condanne

Dopo Umberto Sanna, che ha ricevuto la condanna in assoluto più pesante, le pene più alte sono andate a Jonata Matza: 14 anni di reclusione, poi dieci anni ciascuno a Pier Giorgio Mura, Luigi Mura e Riccardo Melis. Otto anni e 35mila euro di multa per Angelo Biasoli. Sette anni e 30mila euro di multa per Giovanni Cauli, 6 anni per Mario Bruno Sebastiano Zanda. Quest’ultimo è stato assolto dal reato associativo: per questa ragione i giudici hanno ordinato che gli vengano restituiti i 90 mila euro circa che erano stati sequestrati. La difesa avrebbe dimostrato il provento lecito delle somme. Assolti, invece, Assolti Cristina Camedda, Beatrice Campanella, mentre è stato stralciato Riccardo Dargenio.

Secondo gli investigatori la presunta banda avrebbe cercato di intimidire i residenti e mettere a disposizione dello spaccio gli alloggi di chi era in difficoltà, in cambio di soldi, contando anche sull’omertà. Dalle indagini del Ros, tra turni delle vedette e conversazioni intercettate, sarebbe emersa un’attività continua, organizzata quasi come un’impresa, con ruoli e orari precisi. Le motivazioni della sentenza tra 90 giorni, poi le difese potranno appellare.

Le difese

Tutte le difese hanno contestato che sussistesse il reato associativo e annunciano ricorso alla Corte d’appello. Ad assistere gli imputati c’erano gli avvocati Francesco Marongiu, Herika Dessì, Emanuela Marotto, Riccardo Floris, Francesco Pilloni, Roberta Cannas, Emanuele Pizzoccheri, Marco Lisu, Nicola Angioni, Dionigi Porcu, Cosimo e Antonio Ordile. Le due imputate assolte erano difese da Luigi Porcella. L’imputato stralciato, la cui posizione verrà trattata separatamente, è assistito da Anna Maria Busia

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