Processo Cip.

Sospetto di mazzetta dietro un preventivo  

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«Mi chiesero di aumentare un preventivo per restituire qualcosa a loro. Diecimila euro. Ma noi certe cose non le abbiamo mai fatte e non le facciamo. La mia azienda fattura 150 milioni all’anno, non siamo abituati a restituire i soldi. Dissi che ritenevo la cosa illegale». Tonino Marchio, imprenditore di Lamezia Terme proprietario delle società Ecotec ed Econet, ieri ha ricostruito così, davanti al Tribunale di Nuoro, la richiesta che sarebbe arrivata nell’ambito dei contatti con il Consorzio industriale provinciale di Nuoro. A parlarne con lui, fu un collaboratore, Donato Sabatino, che aveva rapporti con il Cip.

La deposizione arriva nel processo sull’impianto per il trattamento dei rifiuti pericolosi che doveva sorgere nell’area industriale di Ottana. Tra gli imputati il direttore del Cip, Tore Serra, l’ex presidente Pier Gavino Guiso, e appunto Sabatino. Le accuse, a vario titolo, di istigazione alla corruzione, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Marchio (la Cassazione ha dichiarato prescritte le accuse per l’imprenditore coimputato) ha spiegato non sapeva chi fossero «loro». La richiesta riguardava un preventivo da 50 mila euro per uno sgrigliatore e per la bonifica di una vasca.

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