L’intervista.

«Sopravvissuto alla West Nile» 

La storia di un 54enne contagiato: non sottovalutate questo virus 

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La West Nile fa di nuovo paura. Dopo il primo contagio a metà maggio, in netto anticipo rispetto al passato, nell’Oristanese è già allarme: il virus circola diffusamente e sarà pur vero che nell’80 per cento dei contagi è asintomatico ma in casi rarissimi (le statistiche parlano di meno 1 per cento) può colpire il sistema nervoso centrale. «E la Febbre del Nilo non è certo una passeggiata». Parola di chi, tre anni, fa ha visto la morte in faccia a causa di una zanzara infetta. «Io rientro in quella casistica eccezionale in cui il virus West Nile provoca encefalite» racconta Pietro (nome di fantasia per tutelare la privacy), informatico 54enne di Siamaggiore.

Come è iniziata questa disavventura?

«Era fine settembre 2023, clima estivo ed era un periodo in cui trascorrevo gran parte della giornata a casa o nel nostro cortile. Non è una zona paludosa o particolarmente a rischio, eppure una zanzara mi ha colpito contagiandomi».

Che sintomi aveva?

«Avevo un malessere generale, mi sentivo spossato, inappetente e avevo forti mal di testa. Dolori inspiegabili per le mie condizioni di salute generali. Sono andato avanti con questi sintomi per alcune settimane, poi il peggioramento fino al ricovero in ospedale».

Cosa ricorda di quei momenti?

«Del viaggio in ambulanza ho ricordi molto vaghi, stavo delirando e non ero lucido. Avevo un’alterazione dello scorrere del tempo: ero ricoverato da una sola notte ma ero convinto di essere là da tanto, mi sembrava di non vedere i miei familiari da mesi e invece erano passate solo 12 ore».

Quando ha saputo di aver contratto la West Nile?

«Inizialmente non era chiaro cosa avessi, poi un medico del San Martino ha avuto un’intuizione e il test ha confermato la sua ipotesi anche se non era stato trovato il virus ma gli anticorpi. Questo significa che il contagio era avvenuto da un po’ e il mio sistema immunitario aveva sviluppato le difese».

Il decorso è stato semplice?

«Non esistono farmaci specifici, mi hanno somministrato le terapie che si impiegano in questi casi e a poco a poco ho recuperato lucidità. Dopo circa dieci giorni sono stato dimesso ma nei mesi successivi mi è rimasta una spossatezza irragionevole. È stato molto debilitante, avevo difficoltà a camminare e gli strascichi sono stati pesanti, adesso ho recuperato appieno».

Una malattia insidiosa, difficile da prevenire?

«Credo che nel mio caso ci sia un’incidenza molto alta del fattore “fortuna”. Non avevo patologie, non ero in condizioni immunodepresse eppure il virus con me è stato molto aggressivo. Non è semplice nemmeno prevenire: si fanno le disinfestazioni ma poi basta un banale ristagno d’acqua in un cortile perché si formi un focolaio di zanzare».

Che consiglio si sente di dare?

«Bisogna fare attenzione, adottare precauzioni e non sottovalutare nulla. Il fatto di essere un sopravvissuto aiuta anche ad avere un sentimento positivo verso quanto mi è accaduto».

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