Criminalità.

Soldi sporchi, in città il crocevia delle gang 

I contanti nascosti anche nei manici dei trolley venivano poi trasferiti in Nigeria 

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Soldi sporchi derivanti dai traffici di droga, di esseri umani e dalla prostituzione che coinvolgevano delle gang di nigeriani sparse tra la Sardegna, il Piemonte, il Veneto, la Lombardia e la Sicilia, venivano poi convogliati a Cagliari per essere esportati illecitamente nascosti in bagagli con doppio fondo o nei manici dei trolley. Un vorticoso giro di denaro da quasi due milioni di euro, rigorosamente in contanti, scoperto dalla Direzione distrettuale antimafia e dal Gico della Guardia di Finanza, culminato ieri in una sfilza di patteggiamenti per associazione a delinquere, riciclaggio ed esercizio abusivo della professione bancaria.

L’inchiesta

A scoprire che Cagliari era uno snodo cruciale per il transito dei soldi sporchi è stato il sostituto procuratore della Dda, Danilo Tronci, che ha coordinato le indagini del Gruppo di investigazioni sulla criminalità organizzata del Nucleo cagliaritano delle Fiamme Gialle. Tutto nasce da un’inchiesta sul traffico degli esseri umani dalla Libia, finalizzato a portare nell’Isola donne da immettere nel mercato della prostituzione: per questi reati più gravi la Procura sta ancora indagando separatamente. Ma nel frattempo, seguendo alcuni nigeriani, i militari avevano scoperto che alcuni degli indagati che vivevano a Cagliari facevano i “muli del denaro”, in altre parole aiutavano le organizzazioni criminali a riciclare soldi, provenienti dagli altri gravi reati, trasportando il contante nascosto così che potesse essere riciclato. In un caso i finanzieri hanno scoperto che le banconote, migliaia di euro, erano state nascoste nei manici dei trolley, così che in caso di controllo del bagaglio nulla potesse risultare sospetto.

Il processo

Su una parte dell’inchiesta stanno ancora lavorando gli investigatori della Dda, il resto è stata chiusa con la richiesta di processo da parte del pm Tronci. Terminato il processo in abbreviato, la gup Manuela Anzani ha condannato a 6 anni per “riduzione in schiavitù” Augustine Okunrobo, mentre ha assolto dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dallo sfruttamento della prostituzione Blessing Nosa. Altri 27 imputati, tutti nigeriani, erano accusati, invece, a vario titolo, di aver riciclato i soldi sporchi e di fare in sostanza gli “spalloni” (contrabbandieri del contante), raccogliendo valanghe di banconote che venivano poi nascoste e riportate in Nigeria o consegnate ad altri connazionali. Accusati anche di esercizio abusivo della professione bancaria, avendo raccolto e smerciato migliaia di euro, hanno patteggiato pene comprese tra un anno e 7 mesi e 2 anni di reclusione. Stando ai calcoli della Dda si parla di circa 2 milioni di euro occultati e trasferiti all’estero.

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