Leone d’Oro a Venezia

Silenzi e sguardi Essere famiglia nella narrazione (con superstar) di Jim Jarmusch  

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Da sempre annoverato tra le eccellenze del cinema indipendente, Jim Jarmusch ritorna con “Father Mother Sister Brother”: pellicola vincitrice del Leone d’Oro a Venezia per la sua mirabile sintesi tra ricerca espressiva e immediatezza. Nella cornice di tre atti, assistiamo ai complessi rapporti tra genitori e figli in età adulta, quando l’eco del focolare domestico si scontra con nuovi equilibri e dinamiche rimaste insolute. Impensieriti dalle condizioni di salute del padre, Jeff ed Emily si recano a fargli visita in New Jersey, riscoprendo una distanza emotiva, segnata da caratteri e abitudini profondamente diversi; Timothea e Lilith, invitate a casa della madre a Dublino, partecipano al rito del tè pomeridiano, ma emergono anche le rigidità di consuetudini ormai insostenibili; dopo l’incidente aereo che ha causato la morte dei genitori, Skye e Billy contano sull’amore fraterno per sostenersi a vicenda, mentre a Parigi rievocano antichi ricordi e scoprono verità su se stessi che non avrebbero mai immaginato.

Attratto da uno stile privo di formalismi, Jarmusch compone un trittico dalla struttura elegante, in cui il montaggio sostiene le battute valorizzando silenzi e sguardi, infondendo all’insieme ulteriore sostanza. L’effetto genera immediata empatia e commozione, mostrando la spontaneità della vita senza ricorrere a didascalie o a inutili stravaganze. Allo stesso modo, gli attori incarnano le diverse tipologie umane con impeccabile precisione scenica. Un’opera che, nella sua cifra naturalistica, sfugge a un allestimento arido e riesce a far risuonare autenticamente le parti più intime del proprio essere. (g. s.)

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