Youssef Siher torna libero dopo tre giorni nel carcere di San Vittore. Il gip di Milano Tiziana Landoni ha respinto la richiesta di convalida del fermo dell’amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre», ritenendo che i suoi messaggi non incitassero alla violenza né intimidissero la popolazione, ma evocassero forme di «disobbedienza civile» nell'esercizio della libertà di espressione. Una decisione che ha scatenato un durissimo scontro tra governo e magistratura.
L’intervento
La premier Giorgia Meloni ha definito la scarcerazione «una decisione vergognosa», una «mortificazione del lavoro» delle forze dell'ordine. Immediata la replica dell'Associazione nazionale magistrati, che ha parlato di «attacco scomposto» e «consueta intimidazione».
Ancora più dura la nota dei vertici del Tribunale di Milano, secondo cui le dichiarazioni di esponenti politici e istituzionali sono «irricevibili» e dimostrano «una scarsa conoscenza, reale o mascherata, degli istituti giuridici di uno Stato di diritto». Secondo la Procura, Siher, trentenne esponente dei Giovani Palestinesi d'Italia, avrebbe utilizzato il canale Telegram per istigare i sostenitori a replicare i disordini del 17 ottobre, diffondendo indicazioni per eludere le forze dell'ordine e organizzare nuove manifestazioni.
I magistrati inquirenti avevano ipotizzato finalità eversive e terroristiche. Per il gip, invece, mancano i gravi indizi di colpevolezza: i messaggi rappresentavano una protesta contro le politiche governative, senza incitamento alla violenza.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «sorpreso» dalla decisione. Matteo Salvini ha chiesto polemicamente se il giudice pagherà di tasca propria eventuali danni provocati da nuovi disordini, mentre Antonio Tajani ha sostenuto che la scarcerazione mette a rischio la sicurezza del Paese.
Le voci
In difesa della giudice sono intervenuti i vertici del Tribunale milanese, ribadendo che «la libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche».
La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato Meloni di volersi sostituire ai magistrati. Ma la premier ha respinto le critiche: «Non vedo quello che ho detto come un attacco, lo vedo come una difesa» del lavoro delle forze dell'ordine.
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