Siena. È il Palio dell’Aquila, nel segno di “Tittia” da Nurri. Giovanni Atzeni dopo 34 anni riporta alla vittoria la Contrada che fino a ieri era la “nonna” della competizione, quella che non vinceva una Carriera da più tempo. Esattamente dal 3 luglio 1992. Allora a far esplodere la festa dei contradaioli fu Andrea Degortes detto “Aceto”. Questa volta è stato il 41enne fantino sardo-tedesco che ora, con 12 successi, insegue il primato di piazza del Campo, a sole due lunghezze proprio da Aceto. La sua vittoria, in una corsa che ha visto sette fantini sardi su dieci, è stata festeggiata con caroselli di auto e grande gioia a Nurri, il suo paese d’origine.
Quella di Giovanni Atzeni e del suo Diodoro, lo allena nella scuderia di Castelnuovo Berardenga, è stata una cavalcata in solitaria. Una dimostrazione di forza, velocità e strategia messa in campo sia tra i canapi che a terra durante l’inverno, quando si creano e rafforzano i contatti tra contrade e fantini. Tittia ha confermato le indiscrezioni della vigilia che lo davano favorito già prima di accasarsi nella Contrada che durante la Tratta ha ricevuto in sorte proprio Diodoro, con cui Atzeni aveva già vinto (nel luglio di un anno fa con l’Oca). È il cavallo che cercava per trionfare, e in piazza del Campo ieri lo strapotere di questa accoppiata è stato evidente.
Subito al comando
Alla mossa, l’allineamento dei cavalli prima della partenza, l’Aquila si trova in settima posizione, ben distanziata rispetto a Drago e Giraffa, e lontana dalle schermaglie delle contrade rivali (Torre-Oca e Leocorno-Civetta). Un posto di assoluta tranquillità che, quando l’Onda parte di rincorsa, gli permette di scattare in testa alla corsa guadagnando subito metri preziosi. Dall’inizio alla fine rimane sempre in prima posizione, nessuno degli avversari, eccetto per un attimo Giuseppe Zedde detto “Gingillo” (Civetta), riesce a impensierire Tittia. L’unico brivido alla curva del secondo Casato quando Diodoro urta un colonnino, un incidente che tuttavia non pregiudica la corsa del fantino e la festa a Nurri, il suo paese d’origine da parte del padre. Nelle retrovie intanto cadono Torre, Giraffa, Bruco, Drago.
Al terzo giro di piazza del Campo la galoppata di Tittia e Diodoro si trasforma in giubilo: la vittoria per l’Aquila è già storica ma per il sardo-tedesco di 41 anni, “freddo” e determinato, è senza dubbio il trampolino di lancio verso una rincorsa che lo vede al terzo posto tra i fantini più vittoriosi del Palio moderno. Davanti a lui ora ci sono solo Luigi Bruschelli detto “Trecciolino” e soprattutto, primissimo ma non più irraggiungibile, il già citato Andrea Degortes “Aceto” con 14 trionfi. Dei tre Tittia è l’unico ancora in attività e sicuramente già ieri ha messo gli occhi sul Palio dell’Assunta del prossimo 16 agosto.
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
