Il decreto.

Sicurezza, via libera in Senato 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Dopo la maratona a Palazzo Madama, il decreto Sicurezza è arrivata alla Camera ma i tempi per l'esame sono ormai strettissimi. Tra le frizioni nella maggioranza e il muro delle opposizioni, il provvedimento ha strappato faticosamente il primo via libera dei senatori (96 a favore e 46 contrari) in mezzo alle proteste della sinistra, che in Aula ha mostra cartelli contro «l'ennesima alluvione panpenalistica».

Alla scadenza dei termini per la conversione in legge del testo manca solo una settimana, per questo sarà una corsa intrisa di «forzature», denunciano le minoranze. Tanto che Riccardo Magi di +Europa ha scritto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, perché fermi «l'abnorme compressione dei tempi e delle prerogative parlamentari». A Montecitorio non ci sarà la selva di emendamenti che al Senato le opposizioni hanno riversato sul provvedimento, rallentandolo, perché il testo stavolta sarà blindato dal Governo con la fiducia. Allora l'arma da brandire – per il centrosinistra – sarà quella degli ordini del giorno. Tantissimi, è la previsione, per provare a ritardare l'ok finale entrando in zona Cesarini, tra giovedì o addirittura venerdì.

È una strada tutta in salita quella del nuovo pacchetto sicurezza dell’Esecutivo. Fin dall'inizio è stato così, tra le coperture finanziarie da verificare e i dubbi del Colle sugli aspetti più delicati. Non a caso la firma del presidente Mattarella è arrivata diciannove giorni dopo il varo, il 24 febbraio. Trentatré gli articoli del decreto, che spaziano dal fermo preventivo di dodici ore prima di un corteo allo scudo per gli agenti che commettono reati con una «causa di giustificazione» (e che poi viene esteso a tutti). Tutti temi che strada facendo hanno richiesto vari aggiustamenti, obbligando la maggioranza a presentare una trentina di emendamenti rinunciando alla richiesta di fiducia a Palazzo Madama. A complicare gli ultimi passaggi si sono aggiunte le tensioni interne: leghisti e meloniani hanno cercato di spingere ciascuno le proprie proposte, ma alla fine sono stati costretti a cedere. Così la Lega sugli sfratti veloci delle seconde case occupate, idem FdI che voleva escludere dal risarcimento danni i parenti di chi ha commesso un reato. Passate invece la deroga sul porto di coltelli sotto i cinque centimetri anche senza motivo e la «lieve entità» nella detenzione di stupefacenti, idem la lotta ai parcheggiatori abusivi.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?