Il caso

Sicurezza, il Governo cerca l’intesa con il Quirinale e la maggioranza 

Il decreto ancora sotto la lente per superare gli ostacoli costituzionali 

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I tecnici sono al lavoro, il filo diretto tra Palazzo Chigi e Quirinale costante. Il pacchetto “corposo” delle misure sulla sicurezza - circa 80 pagine - è stato inviato già ieri di prima mattina al Colle dopo diversi interventi di “limatura” rispetto alle norme così come erano state inizialmente immaginate. Interventi che hanno fatto seguito alle osservazioni che dagli uffici della presidenza della Repubblica erano arrivate da giorni al Governo.

Calendario

Giorgia Meloni vuole che ci si muova rapidamente, ma senza inciampi, in direzione di un impianto di norme “più efficaci” a tutela della sicurezza dei cittadini, ma anche degli agenti. E il Consiglio dei ministri slitta di 24 ore, sia per dare tempo alla presidenza della Repubblica di valutare il provvedimento (non solo nella sua omogeneità ma anche nella scrittura dei singoli interventi), sia per non togliere spazio ai tentativi di mediazione - falliti al momento - con le opposizioni al Senato. Difficilissimo che ci sia quell'impegno “comune” evocato nuovamente dalla premier, che nel frattempo ha anche ricevuto a Palazzo Chigi la troupe di Farwest aggredita durante gli scontri di Torino legati al corteo per Askatasuna. Possibile invece che si possano superare dubbi e obiezioni sulla costituzionalità di alcuni passaggi più delicati, come l'idea di fermo preventivo che sarebbe stata profondamente modificata e - secondo alcuni - potrebbe assomigliare più a un rafforzamento del cosiddetto “daspo urbano”, più “digeribile”, nelle intenzioni dell'esecutivo. Ma resterà da vedere se questa soluzione “light” supererà il vaglio del Colle.

Trattative

Di certo il lavoro tecnico proseguirà fino a domani pomeriggio quando l'intero pacchetto - un decreto legge e un disegno di legge - approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Al momento non sarebbero previsti altri incontri di maggioranza (salvo contatti costanti anche tra i leader del centrodestra) fino all'appuntamento di giovedì. Anche perché, notano in diversi tra gli alleati, non ci sarebbero state frizioni sul proposito in sé di rafforzare gli strumenti per garantire la sicurezza. Solo riflessioni su come articolare le norme a prova di costituzionalità. Da Forza Italia - che era sembrata la più critica - arriva un sostanziale via libera a tutto il pacchetto, compresa pure il fermo preventivo, «se pienamente compatibile con i principi costituzionali, in particolare con il secondo comma dell'art.13», ricorda il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, che lunedì era al tavolo di maggioranza.

Linea dura

«Penso che non si possa arretrare», dice peraltro alla trasmissione di Rai3 Meloni, assicurando che il governo sta lavorando per evitare che si ripetano fatti come quelli di Torino, resi possibili, per la presidente del Consiglio, anche da un certo “humus culturale”. Nel decreto ci dovrebbero essere anche lo “scudo” penale, cioè la non automatica iscrizione nel registro degli indagati, che però sarà erga omnes, non solo per gli agenti (per i quali dovrebbe arrivare anche la tutela legale). E dovrebbe entrare anche la stretta sull'uso dei coltelli per i minori. Niente da fare invece, almeno per ora, per la cauzione per le manifestazioni. La Lega, che sul punto ha fatto un pressing negli ultimi giorni, di fatto lo conferma spiegando che punterà comunque ad «arricchire» il pacchetto con «ulteriori proposte» come «chi rompe paga con la cauzione per chi manifesta e lo sgombero di tutte le case occupate».

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