Il caso.

Sì alla carriera alias, svolta in Comune 

I dipendenti a disagio con l’identità anagrafica potranno cambiare nome 

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I dipendenti del Comune che ne faranno richiesta potranno vedere riconosciuto il nome d’elezione all’interno delle comunicazioni interne, nella posta elettronica, nei badge identificativi e negli strumenti informatici utilizzati nell’attività lavorativa di tutti i giorni. Il tutto senza modificare i dati anagrafici ufficiali, che continueranno a restare validi negli atti amministrativi con rilevanza legale. Il Consiglio dice sì al documento della commissione Pari opportunità che apre per la prima volta al profilo alias per i lavoratori e le lavoratrici dell’amministrazione comunale.

Polemiche

Bocciata quattro anni fa dalla precedente amministrazione, la nuova mozione spacca l’Aula e passa con i voti a favore della maggioranza più quello di Giuseppe Farris (CiviCa 2024) e quelli contrari del centrodestra. E introduce una novità assoluta: per la prima volta, infatti, si riconosce il diritto all’identità all’alias anche a coloro che non hanno presentato un certificato medico che attesti un percorso di transizione sessuale. «Si permette di utilizzare il nome l’identità di genere percepita e quindi già vissuta nella quotidianità», spiega Chiara Cocco, presidente della commissione Pari opportunità e “mamma” della proposta. «Parliamo quindi del diritto all’identità personale, in cui rientrano quello all’identità di genere e al nome, alla riservatezza, alla serenità e al benessere nell’ambiente lavorativo», aggiunge.

Il dibattito

A favore della proposta si è schierato, come detto, Giuseppe Farris, consigliere di opposizione: «Ho votato convintamente a favore di questa mozione perché si tratta di uno strumento amministrativo di tutela della persona che serve a evitare che nella vita quotidiana chi ha intrapreso il percorso di affermazione di genere venga esposta a situazioni percepite come umilianti o discriminatoria. Insomma, è uno strumento che favorisce serenità e inclusione senza produrre danni a terzi. Per questo motivo ho ritenuto che non ci siano ragioni ostative a votare a favore di una proposta del genere che peraltro avevo già sostenuto anche sul piano giuridico nella commissione Pari opportunità».

Di tutt’altro avviso la posizione del centrodestra: «Scollegando il profilo alias dalla presentazione di una certificazione medica si riconosce questa possibilità in maniera arbitraria, a chiunque. Una circostanza che nulla ha a che vedere con le persone che hanno una disforia di genere», spiega Corrado Maxia (FdI). Un concetto ribadito da Roberto Mura (Alleanza Sardegna): «Strumento ambiguo e potenzialmente discriminatorio: estendere la carriera alias “a chiunque” rischia di svuotarne il senso e di fare un torto proprio a chi ne ha realmente bisogno. Un tema così delicato va affrontato con serietà e strumenti adeguati, non con atti ideologici». «Il Comune sceglie di nuovo la bandiera ideologica al posto delle risposte concrete», gli fa eco Pierluigi Mannino (capogruppo di FdI). «Cagliari ha strade da rifare, uffici con mesi di attesa e famiglie in difficoltà con gli affitti. Invece di occuparsi di questo, la maggioranza impegna soldi e personale per doppie anagrafiche, corsi di formazione e reti nazionali. Questo è l’ennesimo esempio di una sinistra distante dai problemi reali dei cagliaritani». ( ma. mad. )

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