L’intervista

«Sessualità, senza differenze non c’è vita» 

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«La differenza sessuale è uno dei problemi centrali della nostra epoca. Oggi è esposta a un rischio di stereotipi e di liquefazione, fino all’annullamento, come in alcune declinazioni delle teorie di genere». Così don Alberto Frigerio, sacerdote della Diocesi di Milano, docente di Etica della vita all’Istituto di Scienze Religiose di Milano, ospite venerdì alla Facoltà di Teologia di Cagliari per la conferenza sul tema “La differenza sessuale: fondamento teologale e percorsi educativo-pastorali”.

Il tema della differenza sessuale per la Chiesa resta centrale?

«Sì. La differenza sessuale rappresenta il fondamento antropologico della relazione uomo-donna aperta alla vita. È dunque il presupposto della realtà familiare, che costituisce la dimora della persona e il grembo della società, a motivo delle funzioni che svolge: generazione della vita, educazione di base, unione solidale tra generazioni, mediazione tra individuo e società, sostegno economico e sviluppo. Custodire e promuovere la differenza significa favorire il bene personale e sociale».

L’educazione alla differenza è più importante di quella sulla sessualità e sull’affettività?

«L’educazione all’amore segue usualmente il modello informativo/preventivo, intento a fornire informazioni che consentano di gestire gli aspetti pulsionali ed emotivi, prevenendo esiti indesiderati come gravidanze o trasmissione di malattie. Questo approccio riduce l’amore all’appagamento pulsionale e all’intensità emotiva, separando corpo e affetti dalla volontà e dalla dimensione razionale della persona. Pulsioni e sentimenti sono considerati rilevanti per l’amore. Vanno però letti insieme alla volontà e alla ragione, che intendono l’amore nell’orizzonte della responsabilità personale».

Qual è il rischio più grande nel dibattito odierno sulla differenza sessuale?

«È, per un verso, che venga irretita in modelli ideali e stereotipati; per altro verso, che venga liquefatta nell’indistinzione, secondo il modello di umanità neutro, asessuato. Urge ricomprendere la differenza sessuale: il maschile e il femminile sono emergenze della totalità, che si declina in forma duale. Promuovere l’etica della differenza significa riconoscere l’altro in modo grato e condiviso. La relazione uomo/donna non è estraneità, rivalità o abuso, ma può assumere il profilo della mutua rivelazione».

I giovani si interrogano. Che risposte offre la Chiesa?

«La Chiesa ha il compito di promuovere luoghi comunitari di vita buona, in cui i giovani possano esperire la bellezza, bontà e verità della differenza sessuale, che si inscrive nella vita familiare in cui riluce il profilo nuziale dell’amore, che ha matrice e archetipo nell’Amore Unitrino».

Sulle relazioni tra persone dello stesso sesso ha parlato di persona omoerotica, un termine diverso da omosessualità.

«Taluni parlano di persona omosessuale. La formula è però problematica, dato che la sessualità esprime differenza; altra cosa è l’orientamento, che può essere omoerotico. “Persona con attrazione omoerotica” è da preferire anche a “persona omoaffettiva”, che intende rimarcare la dimensione emozionale dell’orientamento, derubricando il riferimento alla costituzione sessuale del soggetto coinvolto».

Sulla vicenda delle gemelle Kessler lei ha detto che «la libertà non è assoluta».

«L’opzione suicidaria è sempre correlata a patimenti profondi, motivo per cui la notizia ha suscitato compassione. La Chiesa ha il compito di educare alla vita come bene da custodire e coltivare con l’ausilio della comunità. La libertà non è assoluta, ma seconda e relativa alla vita, bene primario, fondamento di ogni altro bene, inclusa la libertà».

Come dialogare in un tempo di conflitti ed estremizzazioni?

«Promuovendo percorsi di riconoscimento, ascolto e comune tensione alla verità: perciò i soggetti nella società plurale hanno il dovere di rendere conto delle proprie posizioni. I cristiani sono invitati a farlo secondo le parole di Pietro, che esorta a rendere ragione della propria fede».

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