Nei primi anni Settanta l’avvio della professione con lo studio radiologico in via Sonnino a Cagliari. Dieci anni dopo il trasloco in uno spazio più grande, con nuove e più moderne apparecchiature in vico dei Mille (all’angolo con via Roma), nel quartiere della Marina. In mezzo anche l’esperienza all’Università accanto al professor Vincenzo Racugno, luminare della radiologia, che ha formato generazioni di medici e specialisti. Paolo Deriu, punto di riferimento della radiologia diagnostica in Sardegna, presidente di Confapi sanità Sardegna (il settore della confederazione che riunisce le piccole e medie imprese che operano nel settore sanitario) conosce bene il mondo della sanità sarda ora molto sofferente. «Oggi -denuncia- non viene incontro alle esigenze dei cittadini, il sistema si è bloccato e i servizi sono inadeguati con gravissime ripercussioni sui cittadini».
Gli interventi
Si parte dalle possibili terapie. «Ritengo essenziale la rivalutazione del ruolo sanitario e sociale del medico di famiglia. Auspico un ritorno al passato quando questa figura era un’istituzione. Per essere più chiaro, il cambiamento della sanità passa da un pieno riconoscimento del valore delle funzioni esercitate dal medico di famiglia». Tutto questo richiede alcune indispensabili misure per ridare centralità a coloro che operano nella sanità territoriale: «Bisogna modificare il massimale degli assistiti che oggi può arrivare a 1800. Sono troppi, il medico non può seguirli tutti, il tetto massimo deve essere portato a 700 con l’obbligo delle visite a domicilio nel caso sia necessario».
La retribuzione
C’è poi la parte economica: «La retribuzione del medico di medicina generale deve essere parametrata a quella dei magistrati e dei parlamentari, che sono figure di rilievo nella società ma non più dei medici di famiglia». La proposta di Paolo Deriu riguarda anche la dotazione degli strumenti diagnostici: «Ogni ambulatorio deve essere dotato di piccoli ecografi per esami addominali o muscolo-scheletrici per una prima verifica della patologia». Solo così, secondo Deriu, si può limitare l’affollamento nei pronto soccorso che sono ormai veri e propri gironi infernali. «Alleggerire questi presidi è fondamentale. I casi meno gravi potrebbero essere esaminati dai medici nei loro ambulatori. In questa prospettiva il pronto soccorso si renderebbe necessario solo per le patologie più serie».
Il medico di Balzac
Paolo Deriu ricorda i tempi in cui al medico di famiglia venivano riconosciuti autorevolezza e prestigio sociale all’interno della comunità: «Ogni riforma della sanità non può che prescindere da una rivalutazione di questo professionista». Viene in mente la creatura letteraria di Balzac, il suo monsieur Genassis (al centro del romanzo “Il medico di campagna”), che, con il suo carisma, accompagna i contadini di un villaggio della Savoia sulla via del riscatto. Il radiologo lancia una provocazione che riguarda il periodo di studio e formazione. «Sono troppi dieci anni tra laurea (sei anni) e specializzazione. Ne sono sufficienti quattro puntando sulle discipline più importanti. Al termine di questo ciclo il giovane laureato deve essere messo nelle condizioni di esercitare subito la professione».
Enti mutualistici
Il presidente di Confapi sanità Sardegna osserva altre esperienze del passato come gli enti mutualistici che fornivano ai lavoratori iscritti e alle loro famiglie tutele economiche e cure mediche in cambio di contributi. «Con le opportune correzioni questi enti, cancellati dalla riforma del 1978, potrebbero essere recuperati. È necessario ragionare su tutto questo, avviare un dibattito pubblico per trovare le soluzioni più ragionevoli e imprimere un indirizzo diverso al nostro sistema sanitario. Penso che con l’arma del buon senso si possa individuare la strada giusta».
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