Di nuovo cinque squadre sarde, come nel 2025-2026, ma con una novità di rilievo: non c’è più l’Olbia, che dopo la retrocessione non è riuscita a iscriversi in Eccellenza, ma l’Ossese alla prima assoluta in campo nazionale. È il Girone G di Serie D, da sempre uno dei più combattuti, che vede alla prova le cinque squadre sarde. La salvezza è l’obiettivo principale per tutte, perché mantenere la categoria (e il livello superiore a quello regionale) è fondamentale, ma gli esempi anche della scorsa stagione mostrano come osare qualcosa di più non sia folle.
Provare a ripetersi
Un anno fa, il Monastir si approcciava alla prima stagione in Serie D della sua storia con la salvezza obiettivo prioritario. Non solo è arrivata in anticipo, ma i biancoblù hanno chiuso terzi (migliore delle sarde) e vinto i playoff battendo in finale il Trastevere a Roma. Un risultato strepitoso. Marcello Angheleddu, quarta stagione sulla panchina del club ora passato dal fondatore Marco Carboni al nuovo presidente Romi Fuke, sa bene che il secondo anno è sempre più duro del primo: per questo ha puntato sulla conferma dei senatori, da Aloia a Pinna passando per Masia e Porru, inserendo Gianoli, Loru, Mameli e un big come Piredda. Ripetere il terzo posto non è facile, ma il Monastir sa di essere una realtà e non più una sorpresa.
Al debutto
Nella stessa condizione del Monastir di settembre 2025 si trova l’Ossese, all’esordio assoluto in D. I bianconeri ci arrivano dopo aver vinto l’Eccellenza da imbattuti, risultato raggiunto da poche altre sarde, e al termine di cinque anni dove più volte la società è andata a un passo dalla promozione, via campionato o coppa. Carlo Cotroneo, a un gruppo composto da giocatori di livello quali (solo per citarne alcuni) Di Pietro, Fancellu, Gueli e Tapparello, ha aggiunto un pezzo da novanta: Riccardo Idda, preso dalla Torres, per mettere esperienza e qualità. Perché per salvarsi serve anche conoscere la categoria.
Nuovo ciclo
La Cos si rinnova e cambia casa: da Tertenia, che aveva ospitato il club da quando nel 2022 ha cambiato nome e lasciato Muravera, a Bari Sardo. La prima al “Mario Todde” è stata fortunata, battendo il Monastir nel derby di Coppa Italia, e curiosamente sarà lo stesso avversario dell’esordio in campionato. Francesco Loi è ormai un’istituzione del club, dispone di un mix tra giovani (Anedda, Caggiu, Xaxa) ed esperti (Demontis, Feola, Murgia e la novità Martins, doppietta in coppa). Delle sarde, la Cos (contando anche gli anni a Muravera) è la più longeva in D: ottava stagione di fila.
Progetto consolidato
A maggio, il Latte Dolce ha sfiorato i playoff: è arrivato sesto, a -2 dagli spareggi. Ormai è una presenza costante nella categoria e da anni porta avanti un progetto chiaro basato sulla valorizzazione dei giovani (soprattutto quelli locali, visto che la squadra è diretta espressione di un quartiere di Sassari) e su investimenti mirati e produttivi. Michele Fini comincia la sua terza stagione consecutiva alla guida e ha aggiunto di recente un colpo di spessore: Roberto Biancu, preso dall’Olbia. Un giocatore che può dare tantissimo in campo e fuori, per proseguire il ciclo.
Il ribaltone
Il Budoni è abituato a cambiare molto ogni anno, spesso anche più volte durante la stagione. Salutato lo storico allenatore Raffaele Cerbone, il patron Giovanni Sanna e il presidente Filippo Fois si sono affidati a Claudio Bonomi, reduce dai playoff di Eccellenza alla Nuorese. Della campagna acquisti il volto da copertina è ovviamente Daniele Ragatzu, che dopo la lunga esperienza a Olbia si sposta di pochi chilometri per continuare a incantare. Non c’è più capitan Marco Farris, passato al Tavolara, in mezzo il leader è Pietro Ladu. E l’obiettivo è confermarsi nel panorama nazionale.
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