«È ormai urgente e improcrastinabile l’adozione di strumenti economici e normativi necessari ad attenuare l’inarrestabile fenomeno dell’incremento dei costi di trasporto merci, da e per la Sardegna». Il messaggio è formale, la sostanza una questione di sopravvivenza. Tra Ets e bunker surcharge, rispettivamente l’eurotassa sulle emissioni di Co2 e gli aumenti dei biglietti per il caro carburante, le imprese sarde rischiano «il tracollo». Per questo Confindustria e Confapi non aspettano più: o «la Regione interviene con proprie risorse» o «sarà mobilitazione».
Richiesta di incontro
L’ultimatum alla Giunta è arrivato via pec. Con la sollecitazione ad aprire un tavolo di confronto: «Senza un provvedimento regionale, nell’Isola aumenterà l’inflazione e diminuirà l’occupazione». I licenziamenti, lo dicono da settimane Confindustria e Confapi, possono diventare la conseguenza più immediata per via dei costi insostenibili che stanno scarnificando i ricavi delle aziende di autotrasporto. «Tutte le merci e i prodotti che viaggiano via mare da e per la Sardegna», il 98% di quello che arriva o parte, «hanno oramai consolidato maggiori spese che superano il 44%». Così rispetto a un’azienda del Continente, non costretta ad attraversare il mare.
Gli aumenti
A questa soglia, vicina appunto al 50%, si arrivava con le sole Ets che nel giro di un anno hanno fatto raddoppiare il prezzo del biglietto. Nel primo trimestre 2025 sulla Cagliari-Livorno gli autotrasportatori pagavano a metro lineare 16 euro; da gennaio 2026 si è saliti a 32. «Adesso – è scritto nella missiva inviata – l’incremento dei biglietti per via del caro carburanti sta rendendo ancora più evidente la condizione di disparità e insostenibilità subita dal sistema economico regionale». Dal primo giugno, infatti, è scattata la sospensione della Continuità territoriale marittima: le compagnie di navigazione hanno deciso aumenti da otto a 17 euro a metro lineare. E siccome un semirimorchio standard ne misura 13,60, per il solo rincaro del bunker, così si chiama il cherosene per navi, il salasso arriva sino a 231 euro a tratta.
Effetto a catena
Ovvio che di questo passo anche sugli scaffali dei supermercati, quindi «sul consumatore finale si riverbereranno le maggiori spese del trasporto merci, con effetti inflattivi devastanti per l’economia dell’Isola». È grande la preoccupazione di Confindustria e Confapi, che stanno portando avanti la partita rispettivamente con il direttore Andrea Porcu e il vicepresidente Gianfrancesco Lecca: «Da oltre un anno le associazioni di categoria segnalano che il sistema produttivo della Sardegna opera in condizioni di inconcepibile difficoltà rispetto ad altre regioni italiane ed europee, dove sono già stati approntati strumenti di sostegno e compensazione per le loro imprese: solo in Sicilia 30 milioni di euro. Considerate le inevitabili riduzioni di personale preannunciate da molte aziende manifatturiere e di trasporto, in assenza di strumenti per attenuare questa drammatica situazione, le nostre aziende sono pronte ad adottare ogni azione o iniziativa utile a richiamare l’attenzione di tutte le istituzioni».
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