Le colf come specchio fedele di una società. Una regione che invecchia e si impoverisce ha infatti sempre più bisogno di badanti, mentre può fare a meno di collaboratrici per le pulizie domestiche. La Sardegna non fa eccezione, anzi secondo i dati dell’ultimo rapporto Domina sulle rilevazioni dell’Inps, è diventata la capofila di una tendenza che vede la popolazione ogni anno più fragile e bisognosa di aiuto. Con cifre record su base nazionale.
I dati
I numeri per la Sardegna sono per certi versi eccezionali: i lavoratori domestici registrati nel 2024 sono stati 46.456 e rappresentano il 6,8% della popolazione se si sommano ai 50mila datori di lavoro. E con registrati si intende regolarmente assunti e circa la metà di quelli realmente al lavoro nelle famiglie sarde. Anche analizzando solo la parte emersa le peculiarità regionali non mancano di certo visto che sebbene il 90% degli addetti sia femminile, la Sardegna vanta la stragrande maggioranza di badanti (70,6%) con un contemporaneo crollo del 10,2% delle colf.
I conti in tasca
È innegabile, nonostante l’alto tasso di abusivismo il giro d’affari è consistente con una spesa familiare media annua di 5.681 euro di media. Considerando quindi solamente la componente formale, nel 2024 le famiglie sarde hanno speso 300 milioni di euro.
L’eccezionalità dell'Isola è giustificata in gran parte dagli aiuti pubblici. La Sardegna ha infatti introdotto la misura “Ritornare a casa Plus”, che sostiene la permanenza a domicilio di persone in grave non autosufficienza, con contributi fino a 16.000 euro annui, variabili in base al livello assistenziale.
La strada, secondo le proiezioni Istat, è tracciata: nel 2050 la popolazione con almeno 80 anni aumenterà del 65,5%, passando dall’8,1% al 16,8% della popolazione. Dall’altro lato, i bambini (0-14 anni) diminuiranno del 31,9%, scendendo sotto il 9% della popolazione.
«L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile», spiega Lorenzo Gasparrini, Segretario di Domina. «Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici e privando i lavoratori di tutele fondamentali».
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