L’incontro.

«Sempre meno risorse per le strutture pubbliche» 

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Il Servizio sanitario nazionale è «a un millimetro da un cambio di modello». A lanciare l’allarme è Roberto Speranza, ministro della Salute dal 2019 al 2022 durante gli anni della pandemia e oggi deputato del Pd, intervenuto ieri a Cagliari, nella sede regionale del partito, in un incontro dedicato al futuro della sanità pubblica. «In Italia abbiamo davanti due modelli», ha spiegato, «uno basato sull’universalità delle cure, l’altro su un sistema sempre più privatistico. Se non riapriamo una nuova stagione di investimenti sul Servizio sanitario nazionale rischiamo di cambiare modello senza accorgercene».

Il nodo investimenti

Il tema centrale resta quello delle risorse. Durante l’emergenza Covid la spesa sanitaria aveva raggiunto il 7,4% del Pil, mentre oggi si attesta poco sopra il 6% con ulteriori previsioni di discesa. «Scendere sotto questa soglia significa avvicinarsi al collasso del sistema», ha sottolineato Speranza, «le liste d’attesa, la carenza di personale e le difficoltà quotidiane che vediamo oggi sono tutte conseguenze dirette della mancanza di investimenti».Un segnale evidente delle difficoltà è rappresentato dalla crescente carenza di personale sanitario e dal ricorso sempre più frequente ai medici a gettone. «Non è una strada sostenibile», ha sottolineato, «sono soluzioni tampone che servono solo nel breve periodo. Dobbiamo invece rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e trattare meglio chi ogni giorno garantisce le cure ai cittadini». Altro nodo, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale, tema centrale anche per la Sardegna, e una maggiore integrazione tra medici di base e resto del sistema sanitario. «La parola chiave deve essere prossimità», ha spiegato l’ex ministro, «dobbiamo portare i servizi vicino ai cittadini, soprattutto nelle aree interne, evitando la desertificazione sanitaria». In questa direzione si inserisce il decreto ministeriale 77, proposto durante il periodo pandemico, che puntava allo sviluppo delle Case e degli Ospedali di comunità come rete diffusa sul territorio.

Speranza ha richiamato più volte l’esperienza della pandemia, definita una lezione che rischia di essere dimenticata troppo in fretta. «Pensavo che da quella tragedia nascesse una consapevolezza nuova», ha detto, «invece oggi investiamo meno rispetto al periodo pre-Covid e questo è inaccettabile».

I sindacati

A sostegno della necessità di rafforzare la sanità pubblica sono intervenuti anche i rappresentanti sindacali. Fausto Durante, segretario della Cgil, ha ricordato che «in Sardegna circa 18 persone su 100 rinunciano alle cure», annunciando l’avvio di unaraccolta firme per aumentare progressivamente il finanziamento sanitario fino al 7,5% del Pil.Sulla stessa linea Pierluigi Ledda, segretario della Cisl: «La medicina territoriale resta la grande scommessa da vincere». Mentre per Fulvia Murru, segretaria della Uil, «senza un piano complessivo che unisca sanità, territorio e lavoro non si potranno ottenere risultati concreti».

«Durante la pandemia abbiamo chiamato gli operatori sanitari eroi», ha concluso Speranza, «oggi quegli stessi lavoratori scioperano per chiedere condizioni dignitose».

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